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L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche

23 giugno 2020
4 min di lettura
23 giugno 2020
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Il Vallone delle Cime Bianche o di Courtaud sorge sulla testata della Val d’Ayas, in Valle d’Aosta. É un ambiente alpino incontaminato, l’ultimo dell’intera Val d’Ayas ancora privo di strade, impianti di risalita e piste.

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Tarda primavera nel Vallone delle Cime Bianche. Foto di Annamaria Gremmo.

Il Vallone costituisce un ecosistema unico, intatto sin dall’ultima glaciazione, annoverato dalla Società Botanica Italiana tra i biotopi degni di “rilevante interesse vegetazionale e meritevoli di conservazione”, quale esempio unico di biodiversità.

Il Vallone è stato incluso nella Zona di protezione speciale “Ambienti Glaciali del Gruppo del Monte Rosa” (IT1204220), parte della rete europea Natura 2000, in previsione dei seguenti motivi: “Possibili modificazioni degli habitat a seguito dell’effetto dei cambiamenti climatici. Forte pressione turistica del comprensorio di Valtournenche-Cervinia. Progetti di ulteriori infrastrutturazioni. Modifica del regime delle acque superficiali”.

Difatti, nel 2014 si è ripresa la vecchia idea di unire il comprensorio sciistico del Monterosa Ski con Cervinia. Nel 2015 è stato presentato lo Studio di fattibilità del collegamento: un impianto esteso da Frachey alla località Vardaz, seguito da un impianto trifune fino al Colle Superiore delle Cime Bianche.

Due anni dopo il Servizio impianti funiviari della Regione Valle d’Aosta contraddisse lo studio, indicando il Colle Inferiore delle Cime Bianche come punto di arrivo e proponendo una struttura quadrupla, estesa da Frachey all’alpe Vardaz, al Colle Inferiore, al Colle Superiore e alla stazione Cime Bianche-Laghi.

Il pericolo non è passato, poiché a fine gennaio 2020 la Regione Valle d’Aosta ha approvato il DEFR 2020-2022 che prevede un nuovo studio di fattibilità per la realizzazione dell’impianto.

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L’estate nel Vallone delle Cime Bianche. Foto di Francesco Sisti.

Il Vallone e altre realtà simili sulle nostre Alpi

Il caso in esame non è, naturalmente, isolato. Nel 2019 si è tentato di sfruttare la media Valpelline, in Valle d’Aosta, per la pratica dell’heliski. In Piemonte, nel cuore del Parco Naturale Veglia e Devero in Ossola, incombe il rischio di un impianto di collegamento con il comprensorio di San Domenico, ai confini dell’area protetta: un pericolo assai simile a quello che sta correndo il Vallone delle Cime Bianche. La selvaggia Val di Mello, rinomata meta della Valtellina, è minacciata da un progetto stradale.

Un progetto fotografico di Conservazione

L’Ultimo Vallone Selvaggio è un progetto fotografico ascritto nella grande causa della Conservazione: termine troppo poco utilizzato, nel nostro Paese, che associamo a contesti lontani da noi, nei cui confronti ci sentiamo impotenti.

Oggi, tuttavia, mentre si esacerba il conflitto “uomo-Natura” anche sulle nostre montagne, non possiamo dimenticare che la nostra voce può contribuire a fare la differenza, ad apportare un cambiamento positivo. Tutti noi, nessuno escluso, lasceremo una traccia del nostro passaggio. Scegliere quale tipo di traccia è nostra esclusiva responsabilità.

Qualcosa che resti nel tempo: il progetto fotografico diventa libro

La nostra attività divulgativa a favore del Vallone delle Cime Bianche è stata coronata dal libro fotografico “L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche” (Annamaria Gremmo e Marco Soggetto, 208 pagine, 28×22, 150 fotografie, ISBN: 9788894487909. Info: ultimovalloneselvaggio@gmail.com), con prefazione di Alessandro Gogna e Francesco Sisti.

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Un canto d’amore per una terra ancora intatta e stupenda, un invito a conoscere, proteggere, conservare.

In ultimo, per chi volesse contribuire facendo sentire la propria voce, è attiva una petizione pro bono su Change.org che ha già raggiunto le 6.700 firme. Al contempo, è possibile votare a favore del Vallone nel Censimento 2020 dei Luoghi del Cuore del FAI, Fondo Ambiente Italiano.

Di Annamaria Gremmo, Francesco Sisti e Marco Soggetto