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In prossimità dell'equatore generalmente non passa giorno senza che nel pomeriggio arrivi un forte temporale con piogge abbondanti. La temperatura è piuttosto alta e senza grandi variazioni durante tutto l'anno ed è accompagnata da una notevole umidità dell'aria. Grazie a questo clima gli alberi trovano le condizioni ideali per il loro sviluppo: di conseguenza nelle regioni equatoriali si estendono enormi foreste tropicali. In una foresta pluviale tropicale si trova la più grande varietà di piante e animali esistente in natura. Molte foglie hanno una forma adatta allo sgocciolamento per incanalare l'acqua in eccesso, mentre decine di metri al di sopra del suolo, le foglie degli alberi più alti si incontrano per formare un tetto verde che viene bucato solo da alberi alti come palazzi di venti piani. Questo tetto verde lascia passare poca luce e ci sono piante che per captare la luce crescono sul tronco o sui rami delle piante più alte. Qui gli animali mangiano nettare, frutta, semi e foglie.

Le foreste tropicali o pluviali sono quelle formazioni boschive che si sviluppano alle latitudini comprese tra il Tropico del Cancro (23° e 27’ a Nord) e quello del Capricorno (23° e 27’ Sud). Questa area è caratterizzata da una temperatura media di circa 25°C, con oscillazioni di 2-3 gradi al massimo e con precipitazioni abbondanti (superiori a 1500 millimetri l’anno). 

In alcune foreste la quantità di pioggia annuale può raggiungere persino il valore di 11.000 millimetri, anche se nella maggior parte delle zone è di 2.500 millimetri. Il termine che meglio esprime le condizioni di questa foresta è, infatti, “pluviale”. Alcune foreste sono caratterizzate da piogge brevi, ma quotidiane (foreste pluviali o equatoriali); altre (Sud-Est asiatico) sono soggette a periodi di relativa siccità e periodi di pioggia abbondante (foreste tropicali o monsoniche). Tuttavia, per semplificare, in questo contesto i termini “pluviale” e “tropicale” verranno utilizzati indifferentemente.

Le foreste tropicali nel mondo

Le foreste tropicali, o fluviali, occupano la fascia del pianeta detta intertropicale, quella cioè compresa tra i due tropici, del Cancro e del Capricorno. Le grandi foreste pluviali si trovano principalmente in America Latina (Amazzonia) dove sono chiamate selva, in Africa (Congo, Camerun, Madagascar, ecc.), nell’area indomalese (Filippine, Indonesia, ecc.) dove sono chiamate “giungla” (dal sanscrito jangala) e in quella australiana (Australia, Nuova Guinea); in totale occupano il 10 % delle terre emerse. 

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Caratteristiche della foresta

La mancanza di ritmi stagionali, dovuta alla posizione geografica delle foreste, e l’elevata umidità favoriscono una vegetazione molto rigogliosa. Le caratteristiche ricorrenti delle foreste pluviali sono essenzialmente: alta biodiversità animale e vegetale; alberi sempreverdi; sottobosco buio e spoglio, intervallato da radure; scarsità di lettiera (materiale organico che si deposita sul suolo); abbondanza di liane ed epifite (cioè piante che vivono su altre piante senza esserne parassita) legnose ed erbacee; …

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Nel fitto della foresta

Le chiome degli alberi sono molto vicine tra di loro e formano una volta molto fitta. Solo 1% circa della luce che colpisce la volta arriva al suolo e, per questo motivo, gli strati bassi sono troppo bui perché possa svilupparsi il fogliame; per questo il sottobosco è praticamente assente. Le specie erbacee, in particolare, sono pochissime. Salendo nello strato che va da 1 a 20 metri dal suolo, si trova una luminosità ancora modesta (circa il 5%), un’elevata umidità e completa mancanza di vento. Sono rare, quindi, le piante con impollinazione anemogama, cioè che avviene grazie al vento. 

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Gli animali della foresta

Le fondamentali caratteristiche della fauna tropicale sono tre: enorme numero di specie differenti; pochi individui per ciascuna specie; grande varietà di strategie per la sopravvivenza, adattamenti morfologici (cioè diverse forme del corpo) e di comportamento. Ad esempio, nella sola Guyana francese sono presenti 76 diverse specie di serpenti contro le circa 20 dell’Italia; questo dato potrebbe farci immaginare che in questa foresta si cammini su di un groviglio di questi rettili. 

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Animali della volta forestale

Il grande sviluppo verticale della vegetazione ha comportato per molte specie animali adattamenti sia arboricoli che aerei per raggiungere la gran parte delle risorse alimentari come foglie, fiori, semi e frutti che si trovano nelle alte chiome. In alcune aree tropicali (in Borneo, per esempio) le specie arboricole raggiungono il 45% rispetto al totale delle specie presenti; nelle foreste temperate questa percentuale risulta pari a solo 5–15%. Fanno parte degli adattamenti morfologici messi in atto da alcune specie le code prensili, muscolature sviluppatissime, unghie adatte a far presa su tronchi e rami (es. Pangolino arboricolo, Mamis spp. in Asia e in Africa).

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Vita nell’ombra

Ad ogni stratificazione della foresta, si trovano differenti habitat e quindi animali, a parte alcune eccezioni come, ad esempio, gli insetti che si trovano sia a terra, sia sulle chiome, sia negli strati intermedi. Partendo dal suolo e risalendo lungo le diverse stratificazioni fino al limite delle alte chiome, troviamo animali adattati ai diversi habitat presenti. Il suolo della foresta tropicale è caratterizzato dalla scarsità della piccola flora ipogea (del sottosuolo), infatti sono scarsissimi i lombrichi e le larve sotterranee; più abbondanti cicale e coleotteri che si nutrono di radici e della linfa delle piante. 

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Il polmone del mondo

Da oltre cento milioni di anni la foresta tropicale svolge un ruolo di importanza vitale: ha una formidabile e continua funzione biologica e geopedologica indispensabile per la vita dell’uomo e degli animali. In primo luogo, gli alberi proteggono il suolo dall’erosione della pioggia e contribuiscono alla circolazione terra-aria dell’acqua. La traspirazione rappresenta una via per trasferire acqua dal suolo all’aria: essa avviene attraverso i pori delle foglie, gli stomi. In una foresta con fitta copertura vegetale, più dell’80% dell’acqua lascia il suolo per traspirazione. 

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Tante specie diverse

Non si conosce con certezza il numero di specie viventi sulla Terra. Alcuni studi suggeriscono che ci siano dai 10 ai 50 milioni di specie viventi e fino ad ora ne sono state classificate solo un milione e mezzo. Queste cifre, nel complesso, prendono il nome di biodiversità (diversità della vita). Il termine biodiversità è utilizzato per descrivere il numero e la varietà di organismi presenti sulla Terra. Viene definita in termini di patrimonio genetico (con riferimento alla variazione dei geni tra le specie), specie (con riferimento alla varietà delle specie in una regione) ed ecosistemi. 

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Origine delle foreste

Fino al secolo scorso, le foreste tropicali avevano un’estensione superiore a quella attuale. Reperti fossili provano che le foreste si originarono nel Terziario (da 65 a 2 milioni di anni fa) nelle regioni dell’Asia sudorientale, e che la loro flora non era diversa da quella attuale. Alcuni aspetti della loro struttura nel tardo Pleistocene (dopo l’ultima glaciazione, 10.000 anni fa) ci sono noti grazie alla paleontologia (scienza che studia gli antichi esseri viventi attraverso i fossili) e alla biogeografia (studia la distribuzione geografica degli esseri viventi sulla superficie terrestre e i fattori che la provocano). 

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Sequestro del carbonio

Le foreste aiutano a sottrarre anidride carbonica dall’atmosfera e la trasformano attraverso la fotosintesi in carbonio, che poi “immagazzinano” sotto forma di legno e vegetazione. Questo processo è chiamato “sequestro del carbonio”. In genere, gli alberi sono costituiti per circa il 20% del loro peso da carbonio e l’intera biomassa forestale agisce come un “serbatoio di assorbimento del carbonio”. Anche la materia organica che si trova nel suolo delle foreste, come ad esempio l’humus che deriva dalla decomposizione del materiale vegetale morto, funziona come un serbatoio di carbonio. 

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Circa il 10% delle attuali sostanze medicinali deriva da piante medicinali tropicali; tra queste il chinino, curari, e vari tipi di steroidi. Tremila piante hanno proprietà anticancro e il 70% di queste si trova nelle foreste tropicali. Tra le piante medicinali presenti nelle foreste umide vi è la Samambaia (Polypodium lepidopterise Polypodium decumanum), una felce che cresce nelle foreste piovose del sud America, la cui parte terapeutica è rappresentata dal rizoma e dalle radici. Nell'Amazzonia, il popolo Boras usa le foglie per curare la tosse, mentre altri impiegano il macerato del rizoma contro la febbre, la radice invece viene utilizzata in infuso per alcuni problemi renali. La medicina tradizionale brasiliana riconosce per la Samambaia proprietà sudorifera, antireumatica, tonica, espettorante, utili nella cura di bronchiti, tosse ed altre affezioni delle vie respiratorie, mentre in Perù viene anche utilizzata nella cura delle infezioni urinarie e per numerosi problemi cutanei. Il popolo amazzonico dei Guarnì e quello dei Tupi raccolgono una pianta conosciuta con il nome di Pau d'Arco"Tajy", che significa "avere forza e vigore"; la usano per curare malaria, anemia, malattie respiratorie, febbre, infezioni, arterie e reumatismi, e persino morsi di serpente. Il Pau d'Arco è un grosso albero delle foreste piovose sudamericane che, botanicamente, corrisponde alla Tabebuia spp. 

Dalle foreste cibo

Le foreste da sempre sono state fondamentali per l’uomo: per la sua alimentazione, per le sue industrie e persino per la sua salute. La quercia, per esempio, è apprezzata per il suo legno, che è di alta qualità ed è venduto a caro prezzo agli ebanisti e ai falegnami. Con il legno delle querce si fabbricano mobili pregiati, impiallacciature e spesso botti per il vino. Tra le piante utilizzate a scopo alimentare ricordiamo il noce, molto apprezzato anche per la qualità del suo legno che viene utilizzato per falegnameria di pregio, e il castagno. 

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Una risorsa che scompare

La salute delle foreste garantisce benessere al Pianeta: le foreste, infatti, proteggono i bacini imbriferi, indispensabili a fornire acqua dolce, e il suolo contro l’erosione idrica ed eolica, contribuiscono al riossigenamento dell’aria, danno rifugio a piante e animali, cibo e foraggio alle popolazioni di montagna, sono fonte di legname e di altri prodotti. Nonostante questo, le foreste sono in pericolo. Già nel Medioevo il legno era una risorsa di primaria importanza in quanto unica fonte di energia insieme all’acqua. 

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Ecoturismo

Le attività connesse al turismo costituiscono il settore economico più vasto al mondo, contribuendo, direttamente e indirettamente, approssimativamente al 7% della produzione mondiale e fornendo milioni di posti di lavoro in tutto il mondo. Per molti paesi il turismo è una delle maggiori fonti di reddito e di lavoro. Diventa allora importante sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo al disturbo che un turista reca inevitabilmente all’ambiente con cui interagisce, e promuovere un turismo responsabile, o ecoturismo. Esso, infatti, ha la caratteristica di preservare le ricchezze naturali, e una delle sue azioni consiste nell’identificare i modi per minimizzare gli effetti negativi.

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L’importanza di un bosco

I boschi si possono suddividere in due categorie: naturali ed artificiali. Alla prima categoria appartengono i boschi spontanei, centenari o inizialmente artificiali poi naturalizzati. Alla seconda categoria appartengono esclusivamente i boschi artificiali o piantumati esclusivamente per la finalità del taglio. Le funzioni essenziali di un bosco si possono raggruppare in tre categorie: funzione produttiva, funzione ecologica-protettiva, funzione estetico-ricreativa. La prima è finalizzata essenzialmente alla silvicoltura, ma anche allo sfruttamento commerciale attraverso i prodotti del bosco quali frutti (castagne, pinoli ecc.), cortecce, resine, gomme, … 

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Secondo la FAO la definizione di deforestazione è strettamente legata a quella di foresta. Infatti, la foresta è determinata dalla presenza di alberi e dall’assenza di forme d’uso prevalenti del territorio diverse da quella forestale. La FAO ritiene «foresta» una porzione di terreno superiore a 0,5 ettari, caratterizzata dalla presenza di alberi con una copertura minima del 10% e un’altezza potenziale in situ di almeno 5 metri. La foresta, quindi, non include tutti quei terreni che, anche se rientrano nella definizione di cui sopra, sono utilizzati prevalentemente per uso agricolo o urbano. Si definisce deforestazione la conversione di una foresta a un’altra forma d’uso del territorio (ad esempio per fini agricoli e pascolivi, estrattivi, edilizi, infrastrutturali) o la riduzione nel lungo periodo della copertura arborea al di sotto del limite del 10% (FAO, 2001). 

Non si parla di deforestazione se nelle foreste vengono effettuati prelievi di legname per cure colturali o uso di legname da lavoro o legna per combustibili e se la vegetazione ha la capacità di rigenerarsi spontaneamente o grazie a interventi di selvicoltura. Al contrario, quindi, si parla di deforestazione dove l'impatto di disturbi biotici o abiotici non permette la copertura vegetale al di sopra del 10% dell'area. Le variazioni all'interno di categorie forestali, come ad esempio il passaggio da foresta chiusa a foresta aperta, vengono dette “degradazioni forestali” anche se determinano impatti negativi al suolo e all'area. Il 36,4% delle foreste globali, pari a 1.338 milioni di ettari, sono definite dalla FAO come «foreste primarie», cioè foreste di specie indigene, nelle quali i processi ecologici non sono disturbati dall’azione antropica. Il 59,8% delle foreste primarie, circa 2.000 milioni di ettari, è rappresentato da foreste naturali modificate che sono costituite da specie indigene provenienti da rinnovazione naturale e dove sono visibili le interferenze nei cicli ecologici legate alla presenza dell’uomo. 

Si definiscono piantagioni le foreste di specie introdotte oppure, in qualche caso, di specie indigene piantate o seminate (3,8% della superficie forestale totale, circa 140 Mha). Il 78% delle piantagioni serve per la produzione di legno e fibre, il 22% per funzioni protettive. Il disboscamento costituisce una seria minaccia per la sopravvivenza delle foreste poiché, oltre alla rimozione degli alberi, comporta la costruzione di strade e l’immigrazione di popoli nelle aree disboscate. Le proporzioni di questo disastro ambientale sono realmente impressionanti e il fenomeno ha assunto gli aspetti più drammatici in Africa. 

Proteggiamo il bosco! 

Le cause della deforestazione possono essere dirette o indirette. Tra le cause dirette troviamo: cause naturali come uragani, incendi, parassiti e alluvioni; attività umane come espansione dell'agricoltura, allevamento di bestiame, prelievo di legname, miniere ed estrazione di petrolio, costruzione di dighe e sviluppo delle infrastrutture. Tra le cause indirette troviamo: interventi politici inadeguati e fallimenti nella governance come un regime fondiario inadeguato, corruzione, investimenti errati dell'amministrazione pubblica; cause politiche e socioeconomiche come sviluppo demografico, conflitti militari e cambiamenti climatici.

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Conseguenze della deforestazione

Le foreste hanno un ruolo fondamentale per il ciclo dell’acqua; quindi, la deforestazione comporta squilibri climatici sia a livello globale, sia a livello mondiale, poiché influisce sulla composizione dell'atmosfera e di conseguenza sull'effetto serra. Le foreste, infatti, hanno un ruolo fondamentale per l'aria e il clima. Ogni albero produce in media 20-30 litri di ossigeno al giorno. In particolare, una foresta tropicale vergine produce circa 28 tonnellate di ossigeno per ettaro per anno, pari ad un totale di 15.300 milioni di tonnellate l'anno. 

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Foreste e cambiamenti climatici

La distruzione delle foreste aggiunge in atmosfera quasi 6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all'anno. Per evitare, quindi, che venga immesso in atmosfera il carbonio immagazzinato dalle foreste, non solo si deve evitare di abbattere le foreste, ma anche predisporre l'afforestazione di zone non boschive, cioè la messa a dimora di piante in un’area dove non ci sono mai state, e la riforestazione, cioè il rimboschimento di aree deforestate. Nelle zone tropicali la vegetazione cresce molto più rapidamente e quindi sottrae più velocemente il carbonio dall'atmosfera. 

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Foreste, nuvole e suolo

Le foreste svolgono un ruolo essenziale nel regolare il ciclo dell'acqua. Le foreste sono le fabbriche delle nuvole. Mentre la struttura delle radici mantiene compatto il terreno, la materia organica vegetale in decomposizione si combina con i minerali, formando una sorta di gigantesca spugna che, seguendo un ritmo lento e regolare, rilascia l'acqua nelle aree circostanti. L'umidità che proviene dalle foreste, soprattutto quelle tropicali, crea le nuvole e regola i microclimi, che trattengono l'umidità. Per questo motivo le foreste prevengono la desertificazione, producono le piogge e forniscono acqua dolce. 

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Il problema maggiore del degrado del nostro pianeta è sicuramente la diminuzione di biodiversità, cioè la scomparsa di migliaia di specie animali e vegetali che rappresentano una parte di ecosistemi dagli equilibri delicati. La biodiversità è la nostra risorsa naturale di base, il nostro capitale biologico e la specie umana dipende, per la sua stessa sopravvivenza, da essa; la scomparsa di una specie è un processo irreversibile, per cui, una volta estinta, lo è per sempre.  

I ricercatori ritengono che la distruzione delle foreste tropicali rappresenterà nei prossimi decenni il motivo principale dell’estinzione di migliaia di specie. Altri credono che ogni anno si estingueranno oltre 15.000 specie solo nelle foreste tropicali. Questi dati si riferiscono solo alle estinzioni veloci legate alla distruzione di habitat, senza considerare quelle a più lungo termine dovute alla riduzione degli habitat e alla loro frammentazione. Il futuro non appare certamente roseo: il 98% delle specie destinate a sparire appartengono alla foresta tropicale. Molte specie, infatti, sono così specializzate a vivere in aree geografiche limitate, da risultare a rischio di estinzione qualora il loro habitat venga compromesso. Ad esempio, il Rospo dorato (Bufo periglamus), scoperto solo nel 1964, vive sulla sommità del Monteverde in Costa Rica. In un’ora circa di taglio della foresta per estrazione di legname, il suo unico habitat sarebbe inesorabilmente compromesso fino a portarlo all’estinzione.  

Specie a rischio di estinzione. Le specie che rischiano maggiormente l’estinzione sono così caratterizzate: 

  • specie predatrici, soprattutto quelli ai massimi livelli della catena alimentare di un ecosistema, che sono formate da pochi individui e distribuite su ampie superfici (esempio: il giaguaro); 
  • animali di grande taglia e con basso tasso riproduttivo (esempio: il gorilla); 
  • specie a limitata distribuzione come gli endemismi (cioè specie presenti esclusivamente in determinate aree) di isole o montagne isolate, facilmente soggette alla rapida distruzione di habitat (esempio: i lemuri in Madagascar); 
  • specie molto specializzate e caratterizzate da scarsa adattabilità, colonizzazione e dispersione (esempio: colibrì amazzonico con un becco adattato per meglio raggiungere il nettare di fiori di alcune passiflora). 

Il commercio di animali tropicali

Il rischio estinzione per molte specie animali e da ricondurre all’attività dell’uomo. Molto spesso l’estinzione di questi animali è legata al commercio del corpo o di parti di esso. Giovani scimmie, ad esempio, soprattutto quelle sudamericane di piccola taglia, vengono vendute come animaletti domestici in occidente, e spesso la loro cattura prevede l’uccisione della madre o di entrambi i genitori. Mode stravaganti alimentano il commercio di grandi rettili come pitoni e boa, coccodrilli e felini. 

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“Hamburger connection”

Non è facile collegare, a prima vista, gli hamburger e le bistecche con l’estinzione di specie animali e vegetali e la deforestazione dei tropici. A Panama, Costa Rica, Guatemala e in altri Paesi dell’America centrale e latina, si brucia la foresta tropicale per creare spazi destinati all’allevamento di bestiame. Nel 1980 si è calcolato che il 72% della deforestazione amazzonica in Brasile è servito ad ottenere pascoli per il bestiame. Gli Stati Uniti importano il 33% di tutta la carne di manzo del mercato mondiale e quindi la quasi totalità della produzione dei pascoli tropicali; anche l’Europa importa carne dall’America tropicale e dall’Africa. 

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Certificazioni sostenibili

Un importante segnale positivo proviene dalla Banca Mondiale, spesso finanziatrice delle più distruttive operazioni condotte in passato a danno della natura tropicale, dalle dighe alle strade allo sfruttamento minerario. Tuttavia, in un documento firmato nel luglio 1991, la Banca si impegna a bloccare ogni finanziamento riferito a progetti di disboscamento tropicale, privilegiando invece progetti di riforestazione, sviluppo e conservazione di foreste. 

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Tu cosa puoi fare

Il corretto comportamento individuale è il primo passo per la conservazione di qualsiasi ecosistema. Poche regole di comportamento possono essere utili per preservare le foreste pluviali. Ecco qui di seguito un piccolo elenco di consigli suggeriti da molte associazioni ambientaliste a chi vuole salvaguardare la natura e l’ambiente tropicale. Evita di comprare materiale realizzato con legno tropicale e se possibile richiedi il marchio di certificazione, ad esempio il marchio FSC, che identifica i prodotti contenenti legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici…

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Foresta Tropicale

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