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L'acqua è la risorsa più importante sulla Terra; è capace di cambiare il nostro pianeta dal punto di vista geologico e paesaggistico ed è grazie alla sua presenza ed abbondanza che è stata possibile la nascita della vita. L’acqua è il composto chimico più abbondante sulla Terra, si trova in tutti gli ambienti ed è parte integrante di tutti gli organismi viventi. Il nostro pianeta è occupato per circa il 70% dalle acque mentre solo il 30% è occupato dalle terre emerse. Vista dallo spazio la Terra appare come un pianeta azzurro

L'acqua ha una grande capacità di autorigenerazione, in grado di neutralizzare gli interventi di inquinamento dell’uomo. Ma se l’attività umana continuerà a perseguire lo sfruttamento incontrollato e insostenibile di questa risorsa, tale capacità rigenerativa verrà meno e la comprometterà in via definitiva. L’uomo è ormai consapevole di ciò e conosce sempre meglio i meccanismi che regolano il ciclo dell’acqua e consentono a fiumi, laghi, mari e oceani di vivere tanto da sapere dove e come intervenire. Per inquinamento idrico si intende il degrado della qualità dell’acqua causato dall’immissione di sostanze che ne alterino le caratteristiche fisico-chimiche e che ne impediscano il normale utilizzo. Queste sostanze, di origine solida, liquida o gassosa, hanno effetti diversi in base alla loro quantità, alla loro pericolosità e alla fragilità degli ambienti in cui vengono rilasciate. Possono essere di origine antropica, cioè immesse dall’uomo, o di origine naturale. L’inquinamento delle acque di origine naturale può essere dovuto all’imputridimento di detriti organici, all’invasione delle falde costiere da parte dell’acqua del mare, all’intorbidamento dell’acqua a causa di frane, terremoti, polveri eruttate da un vulcano. L'inquinamento può essere a livello delle acque superficiali o a quello delle acque sotterranee. L'inquinamento delle acque superficiali può differire per aspetto o gravità a seconda che si tratti di acque di un fiume o di un lago e le conseguenze sono: depauperamento della fauna ittica, morte di batteri aerobi e piante acquatiche, sviluppo di odori mefitici e di materie in putrefazione, diffusione di microrganismi patogeni, inoltre, più è inquinata l'acqua, maggiori sono i costi di potabilizzazione. L’inquinamento delle falde è molto pericoloso, dal punto di vista della tutela dell’acqua come risorsa dell’uomo. Le acque sotterranee, infatti, una volta inquinate, hanno uno scarso potere depurativo e mostrano tempi di recupero della qualità originaria molto lunghi.

Sostanze inquinanti per le acque

L'acqua utilizzata nel settore agricolo, industriale e civile spesso possiede sostanze che vanno ad alterare l'ecosistema e quindi non devono essere scaricate direttamente nei corsi d'acqua. I più comuni agenti inquinanti delle acque sono i seguenti. Inquinanti fecali: sono materiali di origine fecale che pervengono ai corpi idrici con gli scarichi fognari o con l’immissione nelle acque di liquami zootecnici non adeguatamente trattati. Se c'è un elevato inquinamento di tipo fecale, si può rilevare la presenza nell'acqua di microrganismi patogeni che possono causare malattie come il colera, il tifo, l'epatite virale, ecc.

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Alterazioni

I diversi tipi di inquinamento portano ad un’alterazione chimica o fisica delle acque seguendo meccanismi a volte molto complessi. I contaminanti dispersi nell’acqua esercitano sulle popolazioni animali e vegetali effetti nocivi, che possono essere raggruppati nelle seguenti categorie: effetti deossigenanti sono causati da sostanze organiche presenti negli scarichi industriali che, una volta in acqua, vengono degradate dai microrganismi con un consumo eccessivo dell’ossigeno disciolto nell’acqua…

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L'acqua si rigenera

I bacini di acqua dolce, una volta inquinati, hanno la capacità di auto depurarsi, cioè di riportare l’acqua allo stato originario di qualità e di purezza. Il fenomeno dell'autodepurazione è provocato da batteri che, in presenza di ossigeno, degradano e trasformano le sostanze inquinanti in composti inorganici inerti. Ovviamente questo processo non funziona per tutti i tipi di inquinanti e per qualsiasi quantità di sostanze sia presente. In alcuni casi diventa necessario l’intervento dell’uomo per bonificare le riserve d’acqua in precedenza contaminate.

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Il DDT

La storia del DDT rappresenta un esempio significativo dei pericoli che l’uomo corre ogni volta che interviene nell’ambiente senza conoscere a fondo gli equilibri degli ecosistemi. Il potere insetticida del DDT fu scoperto nel 1939 e, finita la Seconda guerra mondiale, fu largamente utilizzato nelle regioni in cui erano diffuse le malattie trasmesse da insetti, come la malaria, il tifo e la febbre gialla. Inoltre, una volta scoperta la sua utilità nella lotta agli insetti dannosi alle coltivazioni, permise di aumentare la produzione agricola nell’immediato dopoguerra con conseguente ripresa rapida dell’economia mondiale. 

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L'inquinamento idrico si produce quando le sostanze sciolte nell'acqua superano la sua capacità autodepurativa. Ciò avviene in molte situazioni: per esempio quando l'acqua, attraversando l'atmosfera in forma di pioggia, si arricchisce delle sostanze inquinanti in essa contenute (piogge acide), oppure quando, scorrendo sui campi coltivati, li lava dei prodotti chimici sparsi dall'agricoltore e li trasporta in laghi e mari dove, insieme agli scarichi domestici e fognari non preventivamente depurati, contribuisce al fenomeno dell'eutrofizzazione. In acqua finiscono anche le sostanze tossiche portate dagli scarichi industriali e urbani, che danno un buon contributo anche all'inquinamento da batteri. Data l'importanza dell'acqua per la vita sul Pianeta, è facile capire quanto pericoloso sia l'inquinamento idrico, che mette a rischio la salute delle persone, degli animali e delle piante, la produzione di cibo, gli equilibri ambientali.

Inquinamento agricolo

L’inquinamento agricolo deriva dall'immissione nei corsi d'acqua e nel terreno di fertilizzanti chimici (ricchi di fosfati e nitrati), pesticidi (insetticidi e diserbanti) e liquami delle stalle. Lo scarico di fertilizzanti chimici in fiumi, laghi e mari va ad aumentare il fenomeno dell’eutrofizzazione. Più grave è l’immissione dei pesticidi che, essendo poco biodegradabili, si depositano e si concentrano nei corsi d’acqua distruggendo ogni forma di vita. Una maggiore attenzione da parte degli operatori agricoli potrebbe ridurre in misura notevole questa forma di inquinamento che è particolarmente pericolosa in quanto può interessare anche le falde acquifere.

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Inquinamento industriale

L’inquinamento di origine industriale è causato dallo scarico di sostanze tossiche e non biodegradabili provenienti dalle lavorazioni dell'industria, come cianuri provenienti da industrie produttrici di antiparassitari e disinfestanti, cadmio dalle industrie per la costruzione di pile e accumulatori, e cromo, residuo di industrie di cromatura e conceria. L’inquinamento industriale può derivare dallo scarico di acque utilizzate nei processi produttivi, che contengono elevate quantità di sostanze solide disciolte, dal dilavamento delle discariche dei rifiuti solidi da parte dell’acqua piovana oppure essere causato della rottura accidentale di serbatoi e/o tubazioni.

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Inquinamento termico

Esiste anche un’altra forma di inquinamento industriale dell’acqua, che non riguarda il contenuto di sostanze inquinanti ma la temperatura: l’inquinamento termico. Le industrie, infatti, riversano nel mare o nei fiumi l’acqua calda usata per le loro lavorazioni. Le acque di raffreddamento, prelevate da mari, laghi e fiumi ad una certa temperatura, dopo l’utilizzo, sono restituite ad una temperatura più elevata. L'aumento della temperatura nei corpi idrici recettori causa l’alterazione degli ecosistemi acquatici e la variazione dei processi vitali.

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Inquinamento domestico

L’inquinamento idrico di origine domestica è prodotto dagli scarichi dei liquami provenienti dalle abitazioni che contengono sostanze organiche e saponi. Queste sostanze si riversano generalmente nei corsi d'acqua superficiali, ma a volte raggiungono le falde acquifere. Grazie alla depurazione è possibile ridurre l’inquinamento delle acque reflue. Gli scarichi sono convogliati dalle fogne ai depuratori per abbattere gli inquinanti prima di scaricare le acque nei fiumi e nei mari. Questi sistemi di depurazione, però, non sono sempre presenti e, inoltre, anche dove gli scarichi sono raccolti e convogliati possono verificarsi rotture o inefficienze di pozzi neri, condotte e depuratori che provocano la fuoriuscita di acque inquinate.

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Inquinamento da idrocarburi

È causato principalmente da incidenti alle piattaforme petrolifere e alle navi adibite al trasporto di idrocarburi, ma anche dallo scarico in mare delle acque utilizzate per lavare i serbatoi delle navi cisterna. Il greggio e i prodotti petroliferi formano sulle acque una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno tra atmosfera e acqua, causando danni a flora e fauna marina. Oggi durante il trasporto in mare si utilizzano navi cisterna a “doppio scafo” per evitare fuoriuscite in caso di incidenti. Per quanto riguarda le piattaforme vengono adottate le migliori pratiche internazionali per far fronte o eventualmente affrontare adeguatamente ogni tipo di inconveniente.

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L'oceano ha un grande potere autodepurante sia per la composizione dell'acqua marina sia per la sua massa, che consente spesso un'efficace diluizione e ossigenazione. Ma nei mari chiusi e lungo le coste la diffusione di sostanze inquinanti può provocare danni sia all'ecosistema marino sia alla salute dell'uomo, tanto che in alcune zone è vietata la balneazione. Le fonti di inquinamento più diffuse sono gli scarichi (urbani e industriali) di sostanze organiche: attaccati da microrganismi che consumano ossigeno, questo finisce per essere tolto agli altri organismi marini. In alcuni casi gli scarichi urbani e industriali contengono anche sostanze non degradabili, come metalli pesanti e sostanze radioattive, che avvelenano l'acqua provocando la moria di pesci.

Inquinamento in mare e oceani

L’utilizzo dell’acqua del mare e lo sfruttamento delle sue risorse possono comportare seri danni se non avvengono seguendo modalità che ne garantiscono un uso sostenibile, ovvero senza salvaguardare la convivenza degli ecosistemi marini con le attività dell'uomo. In molti casi, purtroppo fin dall’antichità, il mare è stato erroneamente considerato come un’enorme discarica in cui buttare senza alcuna esitazione rifiuti e sporcizia di vario genere. E ancora adesso è trattato come tale da turisti estivi poco educati, che a bordo di barche a vela o a motore buttano in mare tutti i residui di cucina o di altro tipo.

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Inquinamento da metalli pesanti

I più pericolosi sono il cadmio, il cromo, il piombo e il mercurio che possono arrecare danni alla salute umana anche in concentrazioni molto basse, oltre ad essere altamente tossici e per nulla degradabili. Il loro accumulo avviene negli organismi che occupano i gradini più alti della piramide alimentare: l’inquinamento da mercurio nel mare porta alla concentrazione di questo metallo nei pesci e negli organismi che si cibano dei pesci stessi, incluso l’uomo.

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Eutrofizzazione del mare

Nell’ambiente marino è importante la disponibilità di ossigeno, luce e sostanze minerali che permettono lo sviluppo degli organismi. Queste sostanze nutrienti sono sciolte nell’acqua e la loro eccessiva abbondanza rende il mare particolarmente ricco di organismi. Si verifica infatti un intenso sviluppo e abbondante moltiplicazione di alghe e piante acquatiche che si accrescono rapidamente, alterando gli equilibri dell’ecosistema. Gli erbivori che si nutrono di alghe e piante non sono abbastanza e non riescono a tenere sotto controllo lo sviluppo di queste popolazioni vegetali, che formano una gran quantità di materiale in decomposizione man mano che muoiono. 

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Per prevenire l’inquinamento delle acque di origine industriale, domestica e agricola, da alcuni anni in molti paesi sono state introdotte leggi sempre più restrittive che obbligano le imprese e le pubbliche amministrazioni a prestare particolare attenzione nella prevenzione, controllo e riduzione dell’inquinamento idrico. Pertanto, sono state studiate e introdotte nuove tecnologie e nuovi prodotti che consentono di produrre beni e servizi, limitando o eliminando del tutto l’inquinamento idrico. Anche molti organismi internazionali, tra cui la Commissione Europea, hanno dettato un insieme di semplici raccomandazioni per una gestione sostenibile delle risorse idriche. Le raccomandazioni vanno dall’attuazione di riforme delle istituzioni che governano le risorse idriche alla definizione di un prezzo adeguato all’acqua, al fine di promuoverne un suo uso più oculato e meno orientato allo spreco. Un uso sostenibile dell’acqua, infatti, si basa anche sulla riduzione degli sprechi o sul suo riciclaggio nei processi produttivi: queste pratiche possono accrescere la disponibilità e migliorare la qualità dell’acqua presente in un territorio. Il problema rimane, invece, in quei Paesi ove tali leggi non sono ancora state adottate, o dove non si effettuano controlli severi sul loro rispetto. 

Normativa italiana sulle acque

Negli anni Settanta, con la Legge Merli, si avverte per la prima volta l’esigenza di indicare in maniera dettagliata le sostanze inquinanti ponendo dei limiti al loro scarico nelle acque e alla loro concentrazione e disciplinando la materia degli scarichi. Il D.P.R. 236 /88 è il primo esempio di attuazione di una direttiva comunitaria (la Direttiva 80/778 CEE, concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano) da parte dello Stato italiano. Questa legge regolamenta la qualità delle acque destinate al consumo umano e definisce le concentrazioni massime ammissibili (CMA) e i valori guida (VG) per differenti parametri chimici e microbiologici, indicati nella norma stessa.

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L’acqua deve essere depurata?

Una volta utilizzata, l’acqua viene restituita fortemente degradata. Contiene, infatti, molte sostanze inquinanti (ad esempio i residui dei detersivi utilizzati per il lavaggio delle stoviglie o degli indumenti) o altre sostanze organiche (ad esempio gli escrementi umani). In molti paesi (purtroppo non ancora in tutti), queste acque vengono raccolte dalla rete fognaria, sono inviate ad un depuratore che elimina, o riduce a livelli compatibili con la salute dell'ambiente, le concentrazioni di sostanze inquinanti; le acque infine vengono restituite ai corsi naturali (fiumi e laghi) per tornare al mare.

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Gestione sostenibile dell'acqua

Gli interventi possibili per gestire in modo responsabile una risorsa importante come l’acqua potrebbero essere numerosi, eccone alcuni. Risanamento delle acque inquinate. È possibile bonificare un lago, come è accaduto in Svizzera. Se il lago è acidificato, ad esempio, l'immissione di carbonati neutralizza l'acidità delle sostanze inquinanti…

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