Il 2026 potrebbe diventare un anno drammatico per le barriere coralline di tutto il mondo. Dopo decenni di stress causato dal riscaldamento degli oceani, alcuni scienziati temono che questo possa essere il momento in cui i principali ecosistemi corallini raggiungono un punto di non ritorno. Le barriere coralline, che coprono meno dell’un per cento del fondo degli oceani ma ospitano circa un quarto di tutte le specie marine, sono estremamente vulnerabili alle variazioni di temperatura dell’acqua e agli impatti del cambiamento climatico. Negli ultimi anni eventi estremi come le ondate di calore marino hanno spinto molte barriere a subire fenomeni di sbiancamento di massa e mortalità, tanto che oggi gli scienziati guardano a quest’anno con crescente preoccupazione. Quando l’acqua diventa troppo calda, i coralli espellono le alghe microscopiche che vivono nelle loro cellule e che forniscono loro gran parte del nutrimento e il loro caratteristico colore brillante. Senza queste alghe, il corallo diventa bianco in un processo chiamato sbiancamento. Se le alte temperature persistono, il corallo può indebolirsi gravemente e morire. Questo fenomeno non è raro; negli ultimi anni si sono verificati più episodi globali di sbiancamento, e il più recente è stato il più esteso mai registrato, con oltre l’80 per cento delle barriere coralline mondiali colpite da stress da calore negli ultimi due anni. Gli scienziati ora temono che alcuni di questi eventi estremi stiano avvenendo con troppa frequenza e che i tempi di recupero naturali tra un’ondata di calore e l’altra siano troppo brevi. In passato un fenomeno climatico naturale chiamato El Niño poteva aumentare temporaneamente le temperature dell’oceano, seguito da una fase più fresca chiamata La Niña, che permetteva agli ecosistemi di riprendersi. Tuttavia, con il riscaldamento globale in corso, gli El Niño si stanno facendo più intensi e frequenti, e i periodi di raffreddamento sono sempre più brevi e meno efficaci. Questa accelerazione potrebbe significare che le barriere coralline non avranno più il tempo di recuperare tra un episodio di stress e l’altro, aumentando il rischio di un collasso su vasta scala. Quando un ecosistema raggiunge un punto di svolta climatico o “tipping point”, come lo definiscono gli esperti, ciò significa che ha superato una soglia oltre la quale il ritorno allo stato precedente diventa estremamente difficile, se non impossibile. Nel caso delle barriere coralline, oltre agli impatti delle condizioni termiche estreme, ci sono altri fattori che aggravano la situazione, come l’acidificazione degli oceani, dovuta all’assorbimento di anidride carbonica dall’atmosfera, e inquinamento eccessivo, che indebolisce ulteriormente la salute dei coralli e la loro capacità di rigenerarsi. Il collasso delle barriere coralline non sarebbe una perdita isolata. Questi ecosistemi forniscono riparo, cibo e habitat a una incredibile varietà di specie marine, contribuendo alla biodiversità degli oceani. Milioni di persone in diverse regioni del pianeta dipendono dalle barriere coralline per la pesca, il turismo e la protezione costiera dagli eventi climatici estremi come le tempeste, perché queste strutture naturali attenuano l’energia delle onde e riducono l’erosione delle coste. Nel corso degli ultimi decenni, la copertura di corallo vivo sulle barriere è diminuita drasticamente. In confronto alle condizioni degli anni ’50, oggi si stima che circa metà delle barriere siano andate perdute o siano gravemente degradate. Le previsioni scientifiche indicano che, se il riscaldamento globale raggiungesse un incremento medio di 1,5 gradi Celsius rispetto ai livelli preindustriali, tra il 70 e il 90 per cento dei coralli potrebbe scomparire. Anche se si riuscissero a limitare ulteriori aumenti della temperatura, molte barriere soffrirebbero comunque per gli impatti già in corso. Tuttavia, non tutto è senza speranza. Alcune barriere, specialmente quelle in zone più profonde o in regioni dove le temperature sono meno estreme, hanno mostrato una certa resistenza naturale e capacità di adattamento. Sono in corso progetti di ricerca e iniziative di conservazione che mirano a promuovere la ripresa dei coralli e a proteggere le aree più vulnerabili. Questi includono strategie per ridurre l’inquinamento locale, migliorare la gestione della pesca e persino selezionare varietà di corallo più resistenti alle alte temperature. Nonostante questi sforzi, rimane chiaro che il destino delle barriere coralline è strettamente legato alle azioni che l’umanità intraprenderà per combattere il cambiamento climatico. Ridurre le emissioni di gas serra, proteggere gli oceani e promuovere una gestione sostenibile delle risorse marine sono misure cruciali se vogliamo dare una possibilità alle barriere coralline di sopravvivere nei decenni a venire. Se il 2026 sarà davvero l’anno in cui molte di queste strutture raggiungeranno un punto di non ritorno, dipenderà in gran parte dalle scelte che vengono fatte oggi per limitare l’aumento della temperatura terrestre e salvaguardare questi tesori del mare per le generazioni future.