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Prima del cielo, guarda la terra

01 dicembre 2022
4 min di lettura
01 dicembre 2022
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In rete si trova una simpatica applicazione che permette di simulare le conseguenze dell’impatto di un asteroide sul pianeta. Possiamo sceglierne le dimensioni, da un sassolino a una montagna, la composizione, con più o meno ferro, l’angolo e anche il punto di impatto. Il simulatore calcola i danni, la dimensione del cratere e la frequenza con la quale accadono eventi di quella portata. Si tratta di tempi solitamente molto ampi, centinaia di migliaia di anni, addirittura milioni. Tra le catastrofi naturali che potrebbero provocare danni molto seri al nostro pianeta, e alla vita che ospita, l’impatto con un asteroide è soltanto quella più spettacolare, forte del fatto che fu proprio una montagna piovuta dal cielo che determinò l’estinzione dei dinosauri 65 milioni di anni fa. Tuttavia è anche la catastrofe più rara, avvertono i ricercatori delle università di Birmingham e Cambridge in un articolo recentemente pubblicato sulla rivista Nature. In realtà dovremmo preoccuparci maggiormente di quel che abbiamo sotto ai piedi che di quel che vola sopra la nostra testa. Secondo il gruppo di ricerca inglese, un’eruzione catastrofica potrebbe avvenire entro pochi secoli, un’eruzione di tale livello da fare impallidire gli ultimi vulcani; quello di Tonga in ordine cronologico, è stato il protagonista dell’ultima eruzione di grande portata e risale al gennaio del 2022. Il vulcano sottomarino Hunga-Tonga-Hunga-Ha'apai è esploso con una potenza paragonabile a quella di centinaia di bombe atomiche, provocando uno tsunami alto 15 metri e una colonna di materiali alta 32 km e per fortuna nessuna vittima. Anche l’eruzione più grande della storia, quella del vulcano Tambora, sarebbe di poco conto rispetto a quella di un supervulcano. 

L’Indonesia è il più grande stato arcipelago della Terra. Sulle sue 17.508 isole oggi vivono 250 milioni di persone: è il quarto paese più popoloso del mondo. È una terra geologicamente inquieta perché si trova proprio dove il fondo dell’Oceano Indiano si scontra e sprofonda sotto l’Asia. In Indonesia ci sono 147 vulcani, 76 sono quelli attivi. Nell’aprile del 1815 il Tambora, un enorme vulcano nell’isola di Sumbawa, eruttò scaraventando in atmosfera 150 miliardi di metri cubi di ceneri e polveri. Il Tambora si accorciò di 1.300 metri passando dai 4.100 originari agli attuali 2.850. Fu un’esplosione catastrofica la più imponente della storia dell’uomo; il boato fu udito fino a 2000 km di distanza. Uccise direttamente 10.000 persone e altre 50.000 morirono a causa delle carestie e delle epidemie conseguenti. La colonna di ceneri e gas raggiunse 43 km di altezza, quasi il doppio di quella del Vesuvio quando distrusse Pompei ed Ercolano nel 79 d.C. Le ceneri sparate per aria offuscarono la luce del sole in tutto il mondo: fu un vero inverno vulcanico, freddo e piovoso, qualcosa di paragonabile a un inverno nucleare. Un anno dopo la catastrofe indonesiana la temperatura del pianeta crollò. Nell’estate del 1816 ci furono improvvise e anomale ondate di gelo. Il 1816 è anche noto come l’Anno senza estate; gli inglesi lo ricordano come Eighteen hundred and froze to death (Milleottocento e morti congelati). Andarono distrutti i raccolti di tutto l’emisfero settentrionale e la popolazione conobbe fame e freddo.

Il Tambora è un vulcano “normale”, uno dei 789 attivi nel mondo. Ma cosa si intende invece per “supervulcano”? Un supervulcano non è caratterizzato dal tipico cono vulcanico, ovvero dalla montagna culminante con uno o più crateri che abbiamo ben presente. Si tratta di aree geologicamente attive del diametro di decine di chilometri e riconoscibili per le attività di “vulcanismo secondario”, cioè non eruzioni di lava ma geyser, fumarole e sorgenti termali. Sulla Terra ci sono 12 supervulcani e, per nostra fortuna, esplodono molto raramente. L'ultima supereruzione nota è quella di 25.000 anni fa del Taupò, in Nuova Zelanda, che rilasciò 1700 chilometri cubi di materiali. È trascorso molto tempo tuttavia, avvertono i ricercatori, è fondamentale tenere controllata l’attività di tutti i supervulcani, per elaborare piani di emergenza e prepararsi al peggio. Insomma, stiamo attenti a quel che si agita sotto ai nostri piedi, più di quel che si agita nello spazio.

A cura di Andrea Bellati 

Simula l’impatto di un asteroide con la Terra: https://neal.fun/asteroid-launcher/