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Si può essere intelligenti senza cervello?

15 settembre 2021
4 min di lettura
15 settembre 2021
4 min di lettura

Si può essere intelligenti senza cervello? La risposta è “in un certo senso sì” e lo dimostra uno strano organismo che sembra una muffa gelatinosa giallastra ma che non ha nulla a che fare né con le muffe né con i funghi… Si chiama Physarum polycephalum ed è un parente delle amebe, ovvero di quegli organismi unicellulari senza una forma ben precisa che avanzano nell’acqua stagnante allungando braccia simili a tentacoli, chiamati pseudopodi.

Physarum polycephalum è un organismo formato da molte amebe fuse in un’unica grande cellula con migliaia di nuclei; ama la penombra e gli ambienti umidi e si nutre della materia organica che trova nel sottobosco, tra il fogliame in decomposizione. Si tratta quindi di un organismo che ha un ruolo importante nel riciclo delle sostanze nutrienti. A occhio nudo è difficile percepire il movimento del Physarum perché è molto lento: solo una ripresa accelerata può mostrare come la “muffa” allunghi i suoi pseudopodi in ogni direzione alla ricerca di qualcosa da mangiare. È per questo che si chiama polycephalum, parola che significa “molte teste”; in effetti è impossibile stabilire dove comincia e dove finisce questo strano organismo. Con le sue mille braccia, Physarum esplora l’ambiente e, quando trova del cibo, lo avvolge per assorbirlo un frammento alla volta.

Questa “muffa” è poco esigente in termini di cibo e di spazio, qualche fiocco d’avena e un ambiente buio e umido sono tutto quel che le serve per prosperare anche in laboratorio. Physarum è tra gli organismi più studiati tra le provette, se ne osservano i movimenti e… l’intelligenza. Una particolare forma di intelligenza, dato che questo organismo non ha un sistema nervoso né tantomeno un cervello. In cosa consiste, quindi, la sua mente? Physarum reagisce agli stimoli esterni, e qui niente di eccezionale, dato che anche i batteri ne sono capaci, ma è anche in grado di ricordare, decidere e insegnare. Qualche esempio.

Physarum_polycephalum_network.jpg

Reti create da Physarum polycephalum.

In un esperimento, tra la muffa e i fiocchi d’avena, i ricercatori hanno messo delle sostanze irritanti: non pericolose, solo fastidiose, come il sale, cosa che la muffa proprio odia. Physarium ha allungato gli pseudopodi per raggiungere il pranzo ma li ha subito ritirati infastidita dal sale. Ci ha riprovato e ancora ha desistito. Dopo un certo numero di tentativi ha capito che, se voleva mangiare, doveva sopportare un po’ di fastidio e così ha fatto: ha allungato le braccia e si è gettata sul cibo. Quando i ricercatori hanno messo in contatto una muffa che aveva imparato a ignorare la barriera di sale con una che non aveva mai vissuto questa esperienza, hanno notato come la seconda attraversava il sale senza indietreggiare mai. Questo significa che la prima muffa aveva “insegnato” alla seconda che il tratto di sale era solo una sgradevole seccatura.

Physarium non piace il freddo. Ricercatori giapponesi hanno raffreddato la muffa per dieci minuti ogni ora. La muffa reagisce al freddo rallentando il movimento. Dopo alcune ore, i ricercatori hanno smesso di torturare la muffa e hanno osservato che Physarium rallentava il movimento ogni ora anche se la temperatura rimaneva piacevole e costante: la muffa aveva imparato lo schema e prevedeva l’arrivo di una nuova, spiacevole ondata di freddo.

In un altro laboratorio hanno messo la muffa all’ingresso di un labirinto intricato e hanno posto un fiocco d’avena dall’altra parte. La muffa ha iniziato a crescere tra i corridoi in cerca di cibo e quando lo ha trovato ha riassorbito i pseudopodi nei corridoi ciechi lasciando attivo il solo braccio che univa il corpo centrale e il cibo secondo il percorso più breve. Una capacità che potrebbe essere sfruttata per progettare circuiti elettronici o addirittura per pianificare le reti stradali urbane. Per esempio, per calcolare il percorso più breve tra due luoghi di una città, si potrebbe far circolare la muffa in una pianta in miniatura ponendo il cibo nei punti di partenza e di arrivo: Physarium senza saperlo ottimizzerebbe il percorso indicando la via più breve.

A cura di Andrea Bellati