Una civiltà perduta nascosta sotto la foresta amazzonica
29 ottobre 2026
Per secoli abbiamo immaginato la foresta amazzonica come un luogo selvaggio e disabitato, quasi intatto dal passaggio dell'uomo. Ma un nuovo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Nature, sta ribaltando questa idea: sotto le fitte chiome degli alberi si nasconderebbero le tracce di un'antichissima civiltà, che potrebbe aver contato fino a 3 milioni di abitanti.
Il problema, per gli archeologi, è sempre stato lo stesso: come si fa a scoprire cosa c'è sotto una foresta così densa, dove gli alberi nascondono completamente il terreno? La risposta è arrivata da una tecnologia chiamata LIDAR (una sigla che sta per "Light Detection and Ranging"). Funziona così: uno strumento, montato di solito su un aereo, spara moltissimi impulsi di luce laser verso il basso. Alcuni di questi raggi riescono a passare tra i piccoli spazi vuoti tra le foglie e a raggiungere il terreno, per poi "rimbalzare" indietro. Misurando il tempo impiegato da ogni impulso, gli scienziati possono ricostruire una mappa tridimensionale precisissima del suolo, anche se è completamente coperto dalla vegetazione. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Helsinki ha usato proprio questa tecnica per esplorare un'area di oltre 4.400 chilometri quadrati nel sud-ovest del bacino amazzonico, tra Brasile, Perù e Bolivia. Grazie al LIDAR, i ricercatori hanno scoperto migliaia di geoglifi: enormi disegni geometrici, come cerchi e quadrati, incisi nel terreno dagli antichi abitanti della zona, spesso collegati tra loro da lunghe strade dritte. Questi segni appartengono alla civiltà Aquiry, che ha abitato la regione tra circa il 600 a.C. e l'850 d.C. I dati raccolti hanno sorpreso gli stessi ricercatori: la popolazione della civiltà Aquiry potrebbe essere stata fino a tre volte più numerosa di quanto si pensasse in precedenza, arrivando a un numero compreso tra 1,25 e 3 milioni di persone. Come ha spiegato il professor Pärssinen: analizzando un'area di 4.500 km² con il LIDAR, gli scienziati stimano che nell'intera regione Aquiry, grande 183.000 km², potrebbero trovarsi tra 24.000 e 30.000 costruzioni artificiali, collegate da centinaia di strade. Una trasformazione del paesaggio che, fino a poco tempo fa, nessuno immaginava possibile per quella parte dell'Amazzonia. Prima dell'arrivo del LIDAR, gli archeologi potevano studiare solo le zone della foresta già state disboscate, dove le antiche strutture erano visibili dall'alto. Questo ha portato per molto tempo a una convinzione sbagliata: che solo le parti più "spoglie" della foresta fossero state abitate in passato, mentre le zone più fitte e intatte fossero rimaste sempre disabitate. Oggi sappiamo che non è così. Come sottolinea Pärssinen, questi risultati suggeriscono che molte altre regioni dell'Amazzonia potrebbero essere state, in passato, molto più popolate e modificate dall'uomo di quanto pensassimo, mettendo in discussione l'idea diffusa della foresta amazzonica come un ambiente completamente "selvaggio" e mai toccato dall'uomo. Gli scienziati non si fermano qui: la prossima fase del progetto userà ancora il LIDAR, ma con un obiettivo diverso, cioè individuare le specie di alberi che le antiche popolazioni avevano imparato a coltivare, come piante da frutto o da noci, alcune delle quali crescono ancora oggi in quella zona. In questo modo, i ricercatori vogliono capire come questi alberi "addomesticati" si distribuiscano rispetto ai vari ecosistemi e alle antiche costruzioni scoperte. Cosa altro si nasconde ancora, silenzioso, sotto la fitta chioma della foresta amazzonica?