Il mistero di Itaca: l’isola di Ulisse esisteva davvero?
11 agosto 2026
Tutti conoscono Ulisse, l'eroe greco che nell'Odissea impiega dieci lunghissimi anni per tornare a casa dopo la guerra di Troia. La sua casa si chiama Itaca. Ma ecco una domanda che sembra semplice e che invece nasconde un vero e proprio giallo archeologico: l'isola che oggi si chiama Itaca, in Grecia, è davvero l'Itaca descritta da Omero?
Da più di vent'anni, un gruppo di studiosi - un filologo esperto di greco antico e un geologo - sta cercando di rispondere a questa domanda, incrociando i versi dell'Odissea con le rocce, i sedimenti e il sottosuolo delle isole greche. Tutto parte da una descrizione che lo stesso Ulisse fa della sua isola, parlando a un re straniero che lo ospita. Ulisse racconta che Itaca si trova vicino ad altre tre isole, Dulichio, Same e Zacinto, e aggiunge due dettagli precisi: la sua isola è la più a ovest di tutte, ed è pianeggiante, cioè bassa e senza grandi montagne. Il problema è che l'isola che oggi chiamiamo Itaca non corrisponde per niente a questa descrizione: è piena di montagne, con scogliere che si tuffano a picco nel mare, e si trova a est, non a ovest, rispetto alle isole vicine. Qualcosa non torna. Un ricercatore inglese, Robert Bittlestone, ebbe un'intuizione affascinante: forse l'Itaca di Omero non è l'isola che porta questo nome oggi, ma corrisponde a Paliki, una penisola che fa parte dell'isola di Cefalonia. Paliki, infatti, è bassa (proprio come dice Omero) ed è la zona più occidentale di tutto l'arcipelago. C'era però un ostacolo: Paliki oggi non è un'isola separata, ma è collegata a Cefalonia da una lingua di terra larga pochi chilometri, la valle di Thinia. Per far quadrare la sua teoria, Bittlestone ipotizzò che, ai tempi di Omero (circa 1200 anni prima di Cristo), quella lingua di terra fosse in realtà un canale di mare navigabile, poi riempito nel tempo da frane e detriti causati dai frequenti terremoti della zona. Se fosse stato così, Paliki sarebbe stata davvero un'isola separata, proprio come l'Itaca descritta da Omero. Un'idea affascinante, però, per uno studioso serio non basta: va verificata con le prove. È qui che entra in gioco la geologia. Per vent'anni un team di geologi ha studiato la valle di Thinia con ogni strumento a disposizione: mappe geologiche dettagliate, rilevamenti dall'alto con laser, onde sismiche, e perfino tredici trivellazioni nel terreno, per estrarre carote di roccia da analizzare in laboratorio. Il risultato, dopo tutto questo lavoro, è stato sorprendente: il mare ha effettivamente occupato quella valle, ma migliaia e migliaia di anni prima di Omero, tra 400.000 e 290.000 anni fa. Ai tempi della guerra di Troia, quindi, non esisteva nessun canale di mare navigabile: l'ipotesi originale di Bittlestone, così come l'aveva pensata, non regge.
A questo punto la storia sembrava finita, ma il filologo James Diggle ha avuto un'idea sorprendente, quasi da investigatore: e se il problema non fosse la geologia, ma la nostra interpretazione dei versi di Omero? Rileggendo con attenzione tutto il testo dell'Odissea, Diggle ha notato una cosa che nessuno aveva mai osservato con questa chiarezza: Omero non chiama mai, in nessun punto del poema, Itaca "un'isola". La chiama sempre "terra", "patria", "regione". Quando invece parla delle isole vicine (Dulichio, Same, Zacinto) usa sempre la parola greca per "isola". Con Itaca, mai. Diggle ha trovato anche altri due indizi linguistici sottili: Omero usa per le isole un aggettivo che significa "circondata dall'acqua tutt'intorno", mentre per Itaca ne usa un altro, che significa piuttosto "bagnata dal mare solo su due lati". Un dettaglio da nulla? Forse no: descriverebbe perfettamente una penisola, bagnata dal mare su tre lati ma collegata alla terraferma, esattamente come Paliki oggi. Mettendo insieme tutti gli indizi, Diggle propone questa spiegazione: ai tempi di Omero esisteva una sola grande isola, formata da due parti collegate tra loro, la penisola occidentale, che si chiamava Itaca ed era la patria di Ulisse, e la parte orientale, chiamata Same. Insieme, le due parti formavano l'isola che i greci più tardi avrebbero chiamato Cefalonia. Solo secoli dopo, quando ormai nessuno ricordava più esattamente dove fosse la vera Itaca di Ulisse, i greci decisero di dare questo nome glorioso a un'altra isola vicina, quella che chiamiamo Itaca ancora oggi. Questa vicenda mostra qualcosa di prezioso: per risolvere un mistero antico di quasi tremila anni servono insieme discipline diversissime, la filologia, che studia con precisione ogni singola parola di un testo antico, e la geologia, che scava letteralmente nel terreno per trovare prove concrete. Nessuna delle due, da sola, avrebbe risolto l'enigma. E la storia insegna anche un'altra cosa: a volte, quando una teoria sembra sbagliata, la soluzione non è abbandonarla del tutto, ma guardare il problema da un punto di vista diverso, proprio come ha fatto Diggle, tornando a leggere con occhi nuovi un testo che tutti pensavano di conoscere già a memoria.