Stella stellina
20 DICEMBRE 2020
Giotto di Bondone. Adorazione dei Magi (1303-1305). Padova, Cappella degli Scrovegni

Giotto di Bondone
Fu davvero una cometa? Secondo i Vangeli, Gesù nacque a Betlemme durante la fine del Regno di Erode il Grande, ovvero tra il 7 e il 4 a.C. Le fonti antiche e le ricostruzioni astronomiche escludono il transito di una cometa visibile in quegli anni. La Cometa di Halley attraversò il cielo nel 12 d.C, troppo tardi.
Una supernova è una stella morente che raccoglie le ultime forze per regalare al firmamento una esplosione clamorosa ma è improbabile attribuire l’identità della Stella di Betlemme a un evento catastrofico di questa portata perché l’avrebbe notato tutta l’umanità mentre non ve ne è traccia nelle fonti storiche.
Keplero, il grande astronomo tedesco, formulò per primo un’ipotesi alternativa. Secondo i suoi calcoli, fatti a mano sulla carta, nel 7 a.C Giove e Saturno si trovarono in una posizione piuttosto rara chiamata congiunzione planetaria. Una congiunzione è un’apparente vicinanza tra corpi celesti, in pratica la luce intensa di Giove unita a quella di Saturno potrebbe aver dato l’illusione di una stella brillante che sarebbe scomparsa con l’allontanamento dei pianeti. In realtà deve essersi trattato di un fenomeno poco spettacolare e interessante solo per gli addetti ai lavori: i Magi erano sapienti che leggevano il cielo per predire il futuro. In effetti dal Vangelo di Matteo, l’unico che parla della Stella, si evince che solo i tre dotti seppero vedere, ma forse è più corretto interpretare, il fenomeno come l’astro che li avrebbe guidati verso Gesù.
Palla di neve
La natura delle comete porta in sé qualche cosa di natalizio: questi piccoli oggetti celesti sono fatti di ghiaccio mescolato con anidride carbonica, metano e polveri: una specie di pupazzo di neve sporca. Quando una cometa si avvicina al Sole il nucleo si scalda ed evapora. Il vento solare è una corrente di particelle, protoni ed elettroni, emessa dal Sole in ogni direzione; arriva anche sulla Terra dove interagisce con l’atmosfera producendo le aurore boreali. Le particelle solari spingono nello spazio i vapori sprigionati dal nucleo: per questo motivo la coda si allunga sempre dalla parte opposta rispetto a quella Sole. Non solo, dato che il nucleo non è costituito di sola acqua ghiacciata, si formano due code: la prima, lunga e luminosa, è di soli vapori e gas, la seconda, più corta e scura, non si allontana troppo dal nucleo perché è formata dalle polveri che sono più pesanti. È la coda che rende visibili e bellissimi questi oggetti, è la coda all’origine del nome: in greco kométes significa “con i capelli”.
Il viaggio di una cometa non gioviana intorno al Sole è lungo e si estende per la maggior parte lontano dall’astro centrale. La cometa di Halley si spinge appena al di là dell’orbita di Nettuno e torna ogni 76 anni. Altre vanno talmente lontano da impiegare migliaia o anche milioni di anni prima di farsi rivedere dalle nostre parti. Alcune passano una sola volta e poi se ne vanno per sempre.
Le comete sono nate insieme al sistema solare. Nel centro incandescente della nebulosa primordiale i materiali più pesanti diedero forma ai pianeti, mentre nelle parti più esterne la temperatura era abbastanza bassa da permettere all’acqua di congelare e aggregarsi in grossi nuclei di ghiaccio. Se paragonati ai pianeti, i nuclei delle comete sono minuscoli ma le code raggiungono dimensioni incredibili a volte equivalenti al diametro del Sole.
Anche le comete muoiono: alcune evaporano fino a scomparire, altre cadono nel sole attratte dalla sua forza gravitazionale; in casi molto rari precipitano sui pianeti. Nel 1908 a Tunguska in Siberia una piccola cometa provocò un evento catastrofico schiantandosi per fortuna in una zona disabitata e abbattendo 60 milioni di alberi come stuzzicadenti. Anche la Luna porta le cicatrici di numerosi impatti con questi corpi celesti.
Il lato oscuro
Corriere della Sera, 17 maggio 1910. Pubblicità della “Bottiglia Michelin”

Bottiglia Michelin

