Compostiamoci bene!
17 GIUGNO 2020
C’era una volta la buccia d’arancia…
Dalla buccia al compost
La parola compost è una parola inglese, che viene dal latino compositus attraverso il francese composte e che significa “composto, variegato”. Questo perché il compost trae la sua origine da tante cose diverse che una volta trasformate originano il compost. Ma facciamo un po’ d’ordine, innanzitutto cos’è il compost, cosa c’entra la buccia d’arancia? Come dicevamo prima, la buccia d’arancia può avere davanti a sé due destini quando si trova nel piatto degli avanzi: può essere trattata come rifiuto e gettata oppure può essere recuperata e conferita come frazione organica umida. Per frazione organica umida si intende tutto ciò che è scarto organico biodegradabile. Pensa a cosa succede a una buccia d’arancia o a una buccia di banana dopo aver mangiato il frutto: se non le butti e lasci passare dei giorni, osserverai che il loro aspetto cambierà, si anneriranno, inizieranno ad avere un cattivo odore e infine marciranno. Se aspettassi ancora molti giorni vedrai che non esisteranno più, ma che si saranno trasformate in terriccio. Questo processo naturale di decomposizione è opera di alcuni microrganismi ed è essenziale per il mantenimento dei cicli naturali, perché permette di trasformare gli scarti in nuove sostanze nutritive. Il nome del moderno processo di trasformazione dei nostri scarti organici biodegradabili in terriccio è compostaggio ed è un processo accelerato di ciò che avviene in natura.
Il terriccio ottenuto si chiama compost ed è particolarmente prezioso per diversi motivi. Innanzitutto permette di ridurre in modo consistente i rifiuti prodotti senza portare ulteriore inquinamento, anzi trasformandoli nuovamente in una risorsa proprio come avviene in natura. Circa un terzo della nostra pattumiera, infatti, è riempita proprio con gli avanzi dei nostri piatti.
Inoltre, se i rifiuti organici non venissero compostati, sarebbero probabilmente portati in discarica, dove contribuirebbero alla formazione di percolati (liquidi prodotti dal contatto tra rifiuti e acqua di pioggia contenenti spesso inquinanti originati nelle discariche) e biogas. Se non viene recuperato, il biogas si disperde in atmosfera e concorre all’effetto serra, dato che è composto in larga parte da metano, un potente gas serra. Oltre alle ragioni ambientali, a favore del compost ci sono anche ragioni economiche. Producendo compost realizziamo un ottimo ammendante per il terreno con molte sostanze nutritive utili ai nostri suoli, grazie alle quali è possibile ridurre l’uso di fertilizzanti sintetici più inquinanti; il compost rende il terreno più soffice e poroso, con una maggiore capacità di trattenere l’acqua, combatte la possibilità di malattie e infestanti per le piante o la formazione di muschi.
Dal punto di vista dei costi, da una stima di 60-90 € a tonnellata spesi per i rifiuti compostati si passa al doppio per i rifiuti avviati in discarica o inceneriti.
Adesso che abbiamo visto quanto sia più vantaggioso che la buccia d’arancia diventi compost, vediamo più nel dettaglio come e con cosa si fa il compost.
Come si fa il compost
Partiamo dalla materia prima, le bucce d’arancia e affini. Abbiamo detto che per avviare il processo di compostaggio è necessario utilizzare la frazione organica dei rifiuti, ovvero: gli avanzi della cucina (verdura, frutta, pane, pasta, pesce, carne, formaggio, ecc), fazzoletti di carta, bustine del tè, fondi di caffè, ma anche residui di potatura, rametti, foglie, sfalci di prato, fiori appassiti. Teoricamente la lista potrebbe continuare perché tutto ciò che è biodegradabile può essere compostato, ma alcuni materiali non sono adatti o richiedono tempi molto lunghi e possono portare problemi di odori, pertanto si preferisce evitarli (ad esempio le conchiglie delle vongole o delle cozze, i noccioli e i gusci di noce non si compostano o lo fanno in tempi molto lunghi). Esiste la possibilità di utilizzare anche legno, tappi di sughero, gusci d’uovo, cenere, segatura, sacchetti di carta, ma con alcuni accorgimenti che vedremo a breve.