Savana
Approfondimenti
La savana nel mondo
Le savane occupano più del 10 %delle terre emerse: si estendono in parte del Brasile, dell’Africa equatoriale, in Madagascar, in parte dell’India e dell’Australia. Questo bioma occupa, in queste zone, la fascia intertropicale tra le aree piovose equatoriali e quelle desertiche subtropicali. A seconda della zona geografica in cui le savane si trovano, incontriamo differenti tipi di vegetazione e, in alcuni casi, anche di animali.
Piante della savana
Nelle savane si trovano principalmente piante xeromorfiche, cioè adattate alla mancanza di acqua, tra cui graminacee, cespugli e alberi di differenti specie. Generalmente, tali adattamenti sono volti a ridurre al massimo la perdita di acqua attraverso l’evaporazione, in diversi modi: caduta delle foglie durante la stagione secca (es. acacia), oppure riduzione della superficie fogliare, o ancora involucri coriacei per proteggere le foglie (sclerofillia), come nel caso dell’euforbia.
Animali della savana
Abitano la savana una gran quantità di erbivori di notevoli dimensioni (gnu, zebre, antilopi, giraffe, rinoceronti ed elefanti in Africa; cervi, elefanti e gaur in India), che durante la stagione secca migrano per centinaia di chilometri per raggiungere zone più umide. A volte si formano branchi di differenti specie. Quasi tutti i neonati degli erbivori della savana sono molto precoci: uno gnu, infatti, dopo pochi minuti dalla nascita è già capace di camminare. Questa caratteristica nasce dall’esigenza di non rimanere indietro rispetto al branco, il quale assicura un’efficace difesa dai predatori.
Savane africane
In Africa, le savane vengono classificate in base alle specie arboree e arbustive presenti. Generalmente, gli alberi hanno un’altezza che varia tra i 6 e i 12 metri, con eccezione per il tipico baobab africano. Questo albero, infatti, può raggiungere i 30 metri di altezza e presentare una circonferenza alla base del tronco di oltre 40 m per un diametro di 10 m. Il baobab dominante in Africa è l’Adansonia digitata. La sua longevità è impressionante: da 1.000 a forse 6.000 anni. È un albero a forma di bottiglia e il suo tronco trattiene nel tessuto oltre 120.000 litri di acqua.
Savane e foreste del Madagascar
L’isola del Madagascar è abitata da un gran numero di piante e animali endemici a causa dell’isolamento durato centinaia di milioni di anni. La catena montuosa settentrionale e gli altopiani centrali sono barriere che impediscono il passaggio ai venti umidi, determinando differenti zone vegetazionali: a nord troviamo una foresta tropicale, a nord-ovest invece una foresta fitta ma bassa e caduca. A sud, infine, si estende una savana a baobab (sette differenti specie), che diventa poi una “foresta spinosa” (spiny forest) abitata da alberi dalle forme più strane come alberi a bottiglia, baobab nani e cespugli intricati di spine.
Savane americane
In America latina, le savane vengono chiamate vàrzeas; in zone con basamenti rocciosi con poco suolo, le savane prendono il nome di campo rupestre; in Brasile invece sono molto boscate e simili a foreste secche e si chiamano cerrado. Le tierra firme sono simili alle savane africane anche se sono più piovose e umide durante la stagione secca, e anche l’incidenza degli incendi è minore. In Amazzonia si trovano piccole savane e a nord del Rio delle Amazzoni l’estensione aumenta.
Savane asiatiche
Nell’Asia tropicale si hanno i monsoni che portano piogge e umidità e quindi incontriamo, oltre alle savane, anche boschi e foreste “chiare”, cioè con alberi caducifogli, e meno lussureggianti delle giungle pluviali. In India e Indocina, queste zone sono abitate da grandi erbivori come cervi, elefanti, gaur e banteng e da predatori di grande mole come tigri, leopardi, cuon e lupi. In India si trovano anche zone più aride: una a nord-ovest che comprende parte del bacino del fiume Indo, e a sud l’altopiano del Deccan.
L’ambiente della savana è favorevole all’agricoltura e all’allevamento; per questo ha subito consistenti modificazioni. Gli abitanti di questo bioma sono soprattutto agricoltori che coltivano cereali e altre piante in grado di sopportare lunghi periodi di siccità, come miglio, sorgo, orzo e frumento, ma anche arachidi, cotone, riso e canna da zucchero. Nelle zone di savana dal clima più arido prevale invece l’allevamento. Gli animali allevati sono generalmente bovini (zebù), pecore, capre e asini. Molte sono le popolazioni che abitano la savana: i Nubiani nell’alta Nubia sudanese, i Kualngo e Akan in Costa d’Avorio, Boscimani e Ottentotti in Namibia.
I Masai Il popolo più conosciuto di questo ambiente è il popolo Masai. I Masai sono un insieme di gruppi accomunati dalla medesima lingua e da somiglianze culturali e sociali, che vivono dispersi tra il Kenya e la Tanzania. Vivono principalmente di pastorizia, ma si dedicano anche all’agricoltura e al commercio. L’allevamento fornisce gli alimenti base della dieta dei guerrieri; essi, infatti, si cibano esclusivamente di latte, carne e sangue bovino. I vecchi e le donne si nutrono anche di burro, legumi e farina. Tutti consumano molto miele, e il tabacco è permesso solo alle donne e ai vecchi. Questo popolo, le cui radici risalgono a tempi antichi, vanta importanti tradizioni, dalle cerimonie religiose a quelle di iniziazione dei giovani guerrieri. Gli uomini portano i capelli lunghi, acconciati in ciocche compatte impastate con ocra rossa e grasso animale, mentre le donne, i vecchi e i bambini devono rasarsi accuratamente. Un’altra usanza particolare tra i Masai è quella di cambiare nome ad ogni passaggio nelle varie fasi della vita, dall’infanzia alla vecchiaia. Tra tutti gli abitanti del villaggio, uno in particolare riveste un’autorità superiore: il-oi-boni, una sorta di capo, che è anche guaritore, e che possiede poteri per effettuare profezie e divinazioni attraverso il lancio delle pietre, l’ispezione delle viscere animali, l’interpretazione dei sogni e l’interrogazione oracolare. I Masai credono nell’esistenza di due divinità sovrumane: il dio rosso, malefico e portatore di siccità, e il dio nero, benevolo e in grado di far piovere. Le due figure divine sono oggetto di offerte sacrificali e rituali propiziatori soprattutto con l’erba, che tra i Masai assume un carattere religioso e un forte valore simbolico, tanto che, se combattono un nemico e vogliono far pace, porgono l’erba come segno di pace.
I Boscimani Un altro popolo, un tempo molto numeroso e oggi ridotto solo a poche centinaia di individui, è quello dei Boscimani, presente nel deserto del Kalahari. La loro economia è basata esclusivamente sulla caccia, praticata dagli uomini e integrata dalla raccolta di radici e semi, praticata invece dalle donne e dai bambini. Il modo di vivere e l'organizzazione sociale dei Boscimani sembrano molto simili a quelli delle genti del tardo Paleolitico, ed è per questo motivo che sono oggetto di approfonditi studi antropologici. Ancora oggi, i Boscimani applicano le tecniche di caccia descritte negli antichi graffiti su rocce: l'agguato teso stando appiattiti al suolo, e poi il lancio delle frecce avvelenate contro la preda. Oltre all'arco, per la caccia vengono usati la clava con testa di pietra, il bastone da scavo, il coltello raschiatoio di pietra e talvolta la lancia. Per fabbricare rudimentali vestiti sono usate solo le pelli non conciate; la scarsa acqua viene conservata entro i gusci d'uovo di struzzo. L'abitazione, un semplice paravento, viene eretta al momento della sosta, quando il cacciatore ha ucciso la preda. Questa viene consumata subito, leggermente scottata al fuoco, non essendo abitudine dei Boscimani provvedere a conservare gli alimenti. La struttura sociale è assai semplice, fondata sulla famiglia monogamica. Ogni famiglia ha un suo territorio di caccia nell'ambito di quello più vasto, ma rigorosamente definito, della tribù. Le difficili condizioni ambientali e il genere di vita nomade impongono severe norme di vita, che in passato dovevano essere più facili, come appare dal ricco e vivace patrimonio di miti e leggende e dalla caratteristica stessa dell'Essere supremo, un tempo buono e oggi cattivo per le crudeli lotte che ha dovuto sostenere.
I Bantu prima e gli europei dopo hanno proceduto a un sistematico sterminio dei Boscimani. Molti dei gruppi originari sono scomparsi o ridotti a poche decine d'individui tanto che, attualmente, il popolo dei Boscimani è rappresentato da 10 -15.000 individui. Oggi il loro territorio è diventato luogo di ricerca per le risorse naturali, senza tenere conto delle conseguenze che ciò potrà avere sui Boscimani. Dopo anni di indifferenza da parte dei governi africani, sta ora crescendo la sensibilità verso il problema delle minoranze indigene che rischiano di scomparire. La collettività ha ora compreso l’importanza del grande patrimonio culturale e artistico dei Boscimani, considerati fra i più significativi della storia dell'umanità.
Approfondimenti
Turisti in savana
Un’importante attività umana legata alla savana è sicuramente il turismo: la savana, e in particolare i parchi naturali offrono la possibilità di osservare, filmare e fotografare una natura esotica particolarmente affascinante. I safari, organizzati all’interno di riserve faunistiche, permettono di catturare con l’obiettivo o, più semplicemente, di osservare animali magnifici nel loro ambiente naturale. Il turismo diventa quindi una risorsa economica importantissima per questi territori spesso poveri.
Un bioma prezioso
Nella savana si coltivano in prevalenza cereali (come avena e mais) datteri, olive e ortaggi. L’allevamento comprende animali come capre, pecore, cavalli e differenti specie di bovini. L’economia trae profitto dalla savana non solo attraverso le attività agricole e di allevamento, ma anche a causa delle risorse naturali che si trovano in questo ambiente. Il baobab, per esempio, è un albero che viene utilizzato per scopi differenti: come medicinale per diverse malattie, e per il suo legno leggero, utilizzato per la costruzione di strumenti musicali e piroghe.
Origine della savana e dell’uomo
L’aspetto della Terra prima dell’ultima glaciazione era sicuramente molto diverso da quello attuale. Un tempo, le zone dove ora ci sono deserti e savane erano occupate da foreste, mentre alle medie e alte latitudini si trovava una distesa di ghiacci. In seguito all’inaridimento del clima, vi fu una progressiva diminuzione delle foreste e comparve così la savana. In particolare, nelle foreste dell’Africa, circa 7 o 8 milioni di anni fa si sono verificati eventi geologici, oggi spiegabili con la tettonica a placche, tali da determinare la comparsa delle savane e dell’uomo sulla Terra.
Evoluzione degli ominidi
Molte sono le testimonianze del processo evolutivo degli ominidi. In Etiopia, nel 1974 è stato ritrovato lo scheletro quasi completo di un ominide femmina, vissuto circa 3,5 milioni di anni fa; gli scienziati lo chiamarono Lucy. La forma della colonna vertebrale, delle ossa delle gambe, del bacino e degli arti indicano che Lucy camminava come noi. Nel 1978 a Laetoli (Tanzania), furono scoperte le impronte fossilizzate di tre esseri umani che avevano attraversato depositi di cenere di una recente eruzione vulcanica.
Oggi le aree protette vengono formalmente indicate come “aree di terra e/o di mare dedicate specificamente alla protezione e al mantenimento della diversità biologica e alle risorse naturali e culturali connesse”. In base alla classificazione della International Union for Conservation of Nature (IUCN), la massima organizzazione mondiale per la salvaguardia dei territori naturali, sono state previste sei diverse tipologie generali di aree protette, che riflettono gradi differenti di esposizione al disturbo umano. Esse sono così definite:
- riserve naturali integrali e aree incontaminate;
- parchi nazionali;
- monumenti naturali;
- riserve a gestione attiva di specie, habitat e risorse naturali;
- paesaggi terrestri e aree marine protetti;
- aree per la gestione sostenibile delle risorse.
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Aree protette secondo la IUCN
Riserve naturali integrali e aree incontaminate. Si tratta di territori in cui tutte le specie e tutte le risorse sono protette in maniera rigorosa. L’obiettivo è quello di prevenire qualsiasi possibilità di interferenza con l’uomo, vietando ogni tipo di attività. Lo scopo di queste aree, infatti, è quello di preservare integralmente la biodiversità che vi abita, garantendone l’isolamento totale dalle zone industriali e antropizzate. Esse costituiscono dei laboratori di ecologia a cielo aperto, dove l’unica attività consentita, su rilascio di specifica autorizzazione, è appunto lo studio scientifico dei processi naturali…
I parchi naturali e la sostenibilità
Il parco naturale moderno nasce da due diverse esigenze: la conservazione del patrimonio naturale e lo sviluppo economico delle popolazioni locali. Infatti, il controllo degli interventi dell’uomo nelle aree protette non ha più soltanto la funzione di difendere l’ambiente naturale; i parchi di nuova concezione hanno l’obiettivo di promuovere le attività che possono generare sviluppo nelle aree marginali. Il parco è quindi un nuovo strumento per uno sviluppo sostenibile…
Caccia al rinoceronte
Tuttavia, in molti paesi nemmeno l’istituzione di parchi offre più un valido rifugio per molte specie animali; a causa dell’aumento della popolazione, dei conflitti politici ed etnici (es. Mozambico), della crescente povertà, molti sono coloro che, per sopravvivere, uccidono animali protetti per poterne commerciare alcune parti. Per colpa dei bracconieri alcune specie, come il rinoceronte nero, il rinoceronte bianco e l’elefante, rischiano di sparire. In particolare, i rinoceronti sono minacciati a causa del corno, richiesto per usi medici e per fabbricare un pugnale che, nello Yemen, rappresenta un simbolo di virilità e forza.
Elefanti senza denti
Molto importante è il problema degli elefanti, cacciati a causa delle loro zanne d’avorio. Le zanne sono i denti incisivi superiori che, nei vecchi maschi, possono arrivare a 2-3 metri di lunghezza e vengono utilizzate dai pachidermi per scortecciare gli alberi o scavare radici, e negli incontri sociali sono esibite come segno di potenza o usate come armi. Con l’avorio si fabbricano gioielli e oggetti vari richiesti e venduti in tutto il mondo. Dagli anni ‘70, la CITES protegge l’elefante asiatico e, dal 1990, anche quello africano con risultati positivi attraverso norme severe.
Avorio vegetale
L’ avorio vegetale (Phytelephas spp.) è una sostanza che può essere impiegata in sostituzione dell’avorio animale che, per anni, ha messo in serio pericolo gli elefanti minacciandone l’estinzione. Le noci di avorio vegetale sono durissime e possono essere intagliate per produrre oggetti di vario genere, oltre a potenti abrasivi e sostanze fitochimiche. Inoltre, questa sostanza, prima di essere sottoposta ad indurimento, ha una consistenza cremosa ed è piuttosto gustosa. Le foglie della pianta sono utilizzate anche per farne paglia da imballaggi.