L’orso polare (il cui nome scientifico è “Ursus maritimus” che significa “Orso del mare”) è stato inserito nella lista rossa dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (Iucn) tra le specie vulnerabili. Questa classificazione tiene conto di diversi criteri, tra cui la riduzione degli individui in età riproduttiva, la frammentazione della popolazione e la riduzione complessiva della popolazione nelle ultime generazioni. Gli orsi hanno una riproduzione che richiede tempi lenti, infatti, raggiungono la maturità sessuale intorno ai 5 anni, ma iniziano a riprodursi intorno agli 8/9 anni. I cuccioli vengono poi svezzati intorno ai 3 anni, quindi la femmina ha un nuovo parto non prima di quel momento. Inoltre, nonostante siano molto resistenti alle malattie, la Polar Bear Organization ha segnalato una maggiore vulnerabilità a nuove patologie. Questo contribuisce alla riduzione della popolazione di orsi polari: secondo le stime della IUCN, al momento si contano circa 26mila orsi polari suddivisi in 19 popolazioni. Secondo il Report Estinzioni elaborato dal Wwf, rischiano di ridursi del 30% nei prossimi 35 anni. Questa prospettiva è confermata dagli studi condotti dall’organizzazione Polar Bear International, che ha rilevato una riduzione del 30% della popolazione di orsi polari che vivono nella baia di Hudson, in Canada, nell’intervallo di tempo tra il 1987 e il 2017.