Dall’altra parte della Luna
8 aprile 2026
La Luna rivolge alla Terra sempre la stessa faccia. E il motivo è semplice: ruota su sé stessa nello stesso tempo che impiega per ruotare intorno al nostro pianeta. Anche se non la vediamo, possiamo pensare che la faccia nascosta sia simile a quella visibile… E invece non è così e oggi, forse, sappiamo perché. Ah, giusto per chiarire subito una cosa. Il lato della luna che non vediamo non è oscuro come dicevano i Pink Floyd, è illuminato dal Sole tanto quanto la faccia che vediamo.
Il grande gruppo inglese nel comporre il celebre e meraviglioso album The Dark Side of the Moon nel 1973 si ispirò a tutti gli aspetti che sfuggono al controllo razionale dell'animo umano, e che quindi rappresentano il lato oscuro che alberga in ognuno di noi. Quindi insomma è una metafora. Cioè la faccia che non vediamo è oscura nel senso che non la conosciamo. In realtà grazie alla missione cinese Chang’e-6 oggi abbiamo due chili di frammenti portati via dai robot che hanno esplorato il lato nascosto della luna. Un’impresa eccezionale: dopo 53 giorni di lavoro, la capsula che è tornata dalla luna e che il 25 giugno 2024 è atterrata col paracadute in Mongolia ha restituito per la prima volta frammenti di roccia preziosissimi per svelare un mistero che resta ancora, questo sì, all’oscuro. Perché la faccia della Luna che vediamo è completamente diversa da quella che non vediamo? Per prima cosa: diversa come? Tutti abbiamo bene in mente l’aspetto della Luna. Quante volte abbiamo cercato il Mare della Tranquillità, o quello della Serenità nella Luna piena magari sospirando in un momento romantico. O malinconico. Insomma, comunque emozionante. Ecco: il 16% della superficie lunare è ricoperta da mari, che non sono ovviamente fatti di acqua come quelli della terra ma si tratta di ampie aree di basalto, un tipo di roccia scura che si è formata miliardi di anni fa da eruzioni di lava incandescente dovute all’impatto con grandi asteroidi che hanno arroventato la superficie del nostro martoriato satellite. Le aree chiare della Luna sono ricoperte da regolite, un tipo di roccia che riflette la luce del sole e per questo appare più luminosa. Sono anche più sollevate rispetto ai mari e formano altipiani e colline. Ecco già dal 1959, cioè quando la sonda sovietica Luna 3 inviò le prime immagini della faccia nascosta, sappiamo che dall’altra parte della Luna - come cantava Lucio Dalla - i mari non ci sono. Dall’altra parte ci sono montagne e crateri ma la superficie appare di un quasi uniforme colore grigio chiaro. Non solo: i dati gravitazionali indicano che la crosta lunare del lato che non vediamo è più spessa di quella del lato visibile, in media di circa 20 chilometri. Questa disparità di spessore è un altro elemento cruciale che distingue i due emisferi lunari. Per quale motivo la Luna ha due facce diverse? Per rispondere occorre risalire alla nascita del nostro satellite naturale. Secondo una teoria generalmente accettata, la Luna si è formata quando un pianeta grande come Marte colpì la Terra di taglio: uno scontro tra pianeti giovani e ancora roventi di lava, una sbocciata tra palle da biliardo incandescenti. Theia - questo il nome che gli astronomi hanno dato al pianeta - colpì la Terra circa 4,6 miliardi di anni fa. L’impatto strappò dal nostro pianeta una grande massa di detriti e roccia fusa che diventarono la nostra luna. La Luna neonata, partorita in modo così brusco dalla Terra, era vicinissima: un decimo della distanza attuale. Significa che all’epoca tra Terra e Luna c’erano solo 30 mila chilometri. Proviamo a immaginare quanto doveva essere grande la Luna nel cielo: una luna piena che doveva occupare una bella parte della volta celeste. La Luna iniziò sin da subito a sincronizzare orbita e rotazione e a mostrare alla Terra sempre la stessa faccia. Forse è proprio in questa particolarità del rapporto tra terra e luna che sta la spiegazione della differenza tra le facce. La Luna esercita sulla Terra forze di marea e viceversa. Forze che oggi muovono gli oceani, ma che allora - quando Terra e Luna erano molto più vicine - dovevano agire anche sulle rocce ancora non completamente solidificate. E allora in quella situazione forse proprio la forza di gravità esercitata dalla Terra ha fatto sì che i due volti del nostro satellite cambiassero per sempre. Oppure, altra ipotesi, con l’impatto si generarono due lune e poi una colpì l’altra sul lato a noi nascosto. Nessuna delle due spiegazioni però è del tutto convincente. Ma grazie ai campioni che la Cina ha portato a casa, l’antico mistero potrebbe essere svelato. E la chiave sta in una lunga cottura a fuoco lento. L’impatto con il pianeta Theia vaporizzò una parte della roccia terrestre ancora calda e il resto diventò lava. Per un tempo lunghissimo la superficie della terra restò coperta da roccia fusa a circa 2000 gradi. Come una specie di kebab cosmico, la faccia della Luna rivolta verso il nostro vicinissimo pianeta fu arrostita a fuoco lento mentre l’altra, rivolta verso lo spazio, raffreddò più in fretta. Il lato vicino avrebbe sviluppato una crosta più sottile e una maggiore attività vulcanica, mentre il lato lontano sarebbe rimasto relativamente freddo e con una crosta più spessa. E mentre gli scienziati analizzano questi nuovi campioni per capire meglio la storia della satellite, l’umanità ha ricominciato a tornarci.
Dopo più di cinquant’anni dalle missioni Apollo, una nuova generazione di astronauti sta di nuovo viaggiando verso il nostro satellite con il programma Artemis della NASA. La missione Artemis II, lanciata nel 2026, è il primo volo con equipaggio del nuovo programma lunare. Quattro astronauti a bordo della capsula Orion stanno compiendo un grande giro intorno alla Luna prima di tornare sulla Terra. Non atterreranno: è una missione di prova, una sorta di prova generale per verificare i sistemi della navicella, la navigazione nello spazio profondo e la resistenza dell’equipaggio. Ma il passo successivo sarà molto più ambizioso. Con le missioni Artemis future gli astronauti torneranno a camminare sulla superficie lunare, questa volta puntando al Polo Sud della Luna, una regione che potrebbe contenere ghiaccio d’acqua e risorse fondamentali per costruire basi permanenti. L’impresa storica della missione cinese e il ritorno degli astronauti americani segnano quindi qualcosa di nuovo: l’inizio di una seconda grande stagione di esplorazione lunare. E mentre robot e astronauti tornano a studiare da vicino il nostro satellite, forse proprio tra le montagne grigie della faccia che non vediamo si nasconde la chiave per capire non solo la storia della Luna, ma anche quella della Terra.