"Super" El Niño in arrivo: cosa significa per il clima?
27 luglio 2026
Gli scienziati del clima lanciano un avviso: preparatevi a un periodo turbolento. È iniziato un El Niño, un fenomeno climatico che si ripete ogni tanto, e secondo le previsioni potrebbe diventare uno dei più forti mai registrati. El Niño fa parte di un ciclo naturale chiamato ENSO (El Niño-Southern Oscillation), che dura da due a sette anni e ha tre fasi diverse. Nella fase El Niño, le acque superficiali dell'Oceano Pacifico orientale, vicino all'equatore, diventano più calde del normale per diversi mesi consecutivi.
Il nome viene dai pescatori peruviani del Seicento, che notarono come questo riscaldamento comparisse spesso intorno a Natale: lo chiamarono così in riferimento al Bambino Gesù ("El Niño" in spagnolo significa "il bambino"). Nella fase opposta, chiamata La Niña ("la bambina"), le stesse acque diventano invece più fredde del normale. C'è poi una terza fase, quella neutra, in cui le temperature tornano nella media. Il nome completo del fenomeno include anche la parola "oscillazione", perché insieme alle temperature del mare cambia anche la pressione atmosferica tra il Pacifico occidentale (vicino all'Australia) e quello orientale (vicino alle Americhe). Normalmente, quando la pressione è più alta a est, i venti spingono le acque calde verso ovest, permettendo all'acqua fredda e ricca di nutrienti di risalire dal fondo lungo le coste americane. Ma ogni tanto la situazione si ribalta: la pressione più alta si sposta a ovest, i venti si indeboliscono e l'acqua calda resta ferma nel Pacifico orientale. È proprio questo il segnale che El Niño è tornato.
Cosa rende un El Niño un "super" El Niño? Un El Niño viene dichiarato ufficialmente quando la temperatura della superficie del mare nel Pacifico equatoriale orientale resta almeno 0,5°C sopra la media per diversi mesi. Ma quando le acque superano i 2°C sopra la media, si parla di un evento davvero eccezionale: un "super" El Niño. Dallo scorso aprile, le temperature in quella zona di oceano sono rimaste ben al di sopra della media, e a giugno gli scienziati hanno cominciato a preoccuparsi: secondo le previsioni più recenti, c'è il 63% di probabilità che quest'inverno le temperature superino i 2°C sopra la media, il segnale di un super El Niño in arrivo. Alcuni modelli al computer prevedono temperature globali "sorprendentemente alte" per novembre e dicembre. Un dettaglio interessante: il riscaldamento globale, causato dalle attività umane, rende oggi più difficile individuare l'arrivo di un El Niño, perché le temperature medie sono già più alte rispetto al passato. Per questo, gli scienziati hanno dovuto aggiornare i loro strumenti di previsione, per riuscire a distinguere il contributo di El Niño da quello del riscaldamento globale generale. Un El Niño forte può avere conseguenze molto importanti: il calore in più trasferito dall'oceano all'atmosfera può causare un'impennata di problemi di salute legati al caldo e favorire la diffusione di malattie trasmesse da zanzare, come il colera, il tifo e la malaria. El Niño modifica anche il percorso della corrente a getto (una fascia di venti molto forti in quota), rendendo alcune zone del pianeta più secche del normale e altre più piovose. Negli Stati Uniti, per esempio, si aspettano cicloni più numerosi e intensi nel Pacifico, mentre gli uragani nell'Atlantico potrebbero avere più difficoltà a formarsi. La buona notizia è che ogni evento di El Niño dura relativamente poco: di solito nasce in estate, si rafforza durante l'inverno e si esaurisce entro la primavera successiva. I precedenti El Niño più forti si sono verificati nel 2015-2016, nel 1997-1998 e nel 1982-1983. Quello del 1997-98 resta il più potente mai registrato: fece salire temporaneamente la temperatura media globale di 1,5°C e scatenò eventi meteorologici devastanti in tutto il mondo, come piogge torrenziali e alluvioni in Perù e in Africa orientale, incendi in Sud-est asiatico causati dalla siccità, tempeste e frane in California, e lo sbiancamento di circa un sesto delle barriere coralline del pianeta. Anche i costi economici furono enormi: si stima che l'evento del 1982-83 sia costato al mondo circa 4,1 miliardi di dollari, mentre quello del 1997-98 avrebbe causato danni per circa 5.700 miliardi di dollari. Non è ancora chiaro quanto sarà forte l'evento di quest'anno. Ma, come sottolineano i climatologi, dato il riscaldamento globale già in corso, non ci vorrebbe nemmeno un El Niño fortissimo per battere il record di caldo di quest'anno.