Nel mare Adriatico un esercito di 130.000 polpi contro il granchio blu
28 settembre 2026
Nel mare Adriatico è in corso una battaglia insolita: da una parte c'è il granchio blu, un crostaceo invasore arrivato dall'America che sta mettendo in crisi la pesca italiana; dall'altra, un esercito di 130.000 piccoli polpi, allevati in laboratorio e rilasciati in mare proprio per combatterlo.
È il progetto Octo-Blu, portato avanti dall'Università di Bologna insieme alla Regione Emilia-Romagna. Il granchio blu (Callinectes sapidus) è originario delle coste atlantiche dell'America del Nord, e si pensa sia arrivato nel Mediterraneo decenni fa nascosto nelle acque di zavorra delle navi (l'acqua che le navi caricano per restare stabili durante la navigazione). Per molti anni la sua popolazione è rimasta piccola, ma a partire dal 2022-2023 il numero di esemplari è esploso. Il problema è che il granchio blu è un predatore vorace: mangia praticamente di tutto quello che trova sul fondale, comprese le giovani vongole, le cozze e le ostriche. Il risultato? Danni stimati in circa 200 milioni di euro per l'intero settore della pesca italiano, con l'Emilia-Romagna e il delta del Po tra le zone più colpite. Per di più, in Italia il granchio blu ha pochi nemici naturali capaci di tenerlo sotto controllo. Gli scienziati del progetto Octo-Blu, coordinati dal professor Oliviero Mordenti, hanno pensato di rivolgersi a un vecchio conoscente dei nostri mari: il polpo comune (Octopus vulgaris), un cefalopode intelligentissimo e, soprattutto, un formidabile predatore di crostacei. In laboratorio, i ricercatori hanno dimostrato che i polpi sono davvero in grado di cacciare e mangiare i granchi blu. Un polpo adulto di un chilogrammo, in condizioni ottimali, può arrivare a mangiarne fino a quattro al giorno. Per questo motivo, il team ha deciso di far nascere migliaia di piccoli polpi in laboratorio e di rilasciarli in mare, al largo di Cesenatico e Riccione, sperando che possano rinforzare la popolazione naturale di polpi e, di conseguenza, dare man forte nella lotta contro i granchi invasori. Non è un'operazione semplice. I polpi nati in laboratorio, chiamati paralarve, sono lunghi appena pochi millimetri quando vengono liberati, ed è estremamente difficile che sopravvivano fino a diventare adulti: si stima infatti che la mortalità naturale di questi piccolissimi animali possa arrivare fino al 99,9%. In pratica, su 130.000 paralarve rilasciate, solo una minima parte riuscirà davvero a crescere. C'è poi un'altra difficoltà: la costa adriatica, con i suoi fondali sabbiosi, non è l'habitat ideale per la riproduzione dei polpi, che di solito preferiscono zone rocciose dove nascondersi. Per questo, alcuni esperti indipendenti sono cauti: l'idea è promettente, dicono, ma non è ancora possibile sapere con certezza quanto efficace sarà davvero questa strategia contro l'invasione dei granchi blu. Il progetto Octo-Blu resta comunque un esempio interessante di come gli scienziati provino a usare soluzioni naturali, invece che sostanze chimiche o metodi invasivi, per riequilibrare un ecosistema marino messo in difficoltà da una specie aliena. Nei prossimi mesi, i ricercatori continueranno a monitorare quanti polpi sopravvivono e se la loro presenza avrà davvero un effetto sulla popolazione di granchi blu lungo le coste italiane.