Il DNA del genio
5 marzo 2026
La scienza sta esplorando un modo completamente nuovo di leggere la storia: non attraverso parole o pennellate, ma attraverso tracce biologiche invisibili lasciate sui documenti e sulle opere d’arte del passato.
Recenti ricerche hanno infatti dimostrato che oggetti molto antichi, come disegni e lettere, conservano minuscoli residui di DNA e di altri organismi che possono raccontarci qualcosa di sorprendente sul loro creatore e sulla loro storia. Un esempio straordinario arriva dagli studiosi del Leonardo da Vinci DNA Project (LDVP), un gruppo internazionale di ricercatori che ha analizzato con tecniche genetiche moderne alcune opere realizzate dal grande genio del Rinascimento. In particolare, si è concentrato su un disegno in rosso a carboncino chiamato Holy Child (“Santo Bambino”), la cui paternità è discussa tra gli storici dell’arte. Per non danneggiare questi preziosi materiali, i ricercatori hanno usato metodi delicati: con un tampone morbido hanno raccolto minuscole particelle da superfici di carta e pergamena, catturando residui di pelle, microbi, polveri e DNA umano. Successivamente hanno sequenziato il materiale genetico ottenuto. Il risultato è un vero e proprio mosaico biologico: i campioni contengono DNA di batteri, funghi, piante e virus, che riflettono l’ambiente di conservazione, i materiali usati e la storia di manipolazione delle opere. Tra queste tracce, in alcuni casi è emerso anche DNA umano maschile, identificabile grazie a segmenti specifici del cromosoma Y. Confrontando i dati del disegno con quelli tratti da lettere storiche scritte da un parente maschio di Leonardo, gli scienziati hanno notato che alcuni frammenti del cromosoma Y appartengono allo stesso gruppo genetico, un gruppo molto comune in Toscana, regione natale di Leonardo da Vinci. Questo potrebbe indicare che parte del DNA recuperato potrebbe provenire proprio dal grande artista, anche se non è una prova definitiva. Perché non si può essere certi? Innanzitutto, il materiale genetico è estremamente degradato e mescolato: nel corso dei secoli gli oggetti sono stati maneggiati da molte persone diverse, alcune delle quali potrebbero appartenere alla stessa area geografica o linea genetica. Inoltre, Leonardo non ha discendenti diretti e il suo luogo di sepoltura è stato più volte disturbato, rendendo difficile ottenere un campione di riferimento sicuro per confrontare il DNA. Nonostante queste limitazioni, la ricerca ha un enorme potenziale. Questo approccio biologico in futuro potrebbe aiutare ad autenticare opere d’arte controverse, capire meglio come furono realizzate e persino rivelare dettagli inediti sulle persone che le hanno create. In altre parole, ogni oggetto storico non è solo un documento del passato: è anche una piccola “capsula biologica” che conserva tracce di chi lo ha toccato, custodito o ammirato. Tra arte, storia e genetica, l’indagine sul DNA di Leonardo da Vinci è solo agli inizi, ma già apre una nuova finestra sulla storia invisibile delle opere immortali del Rinascimento.