Come il cervello percepisce il tatto
10 gennaio 2026
Quando osserviamo qualcuno che tocca una superficie o sfiora la mano di un’altra persona, il nostro cervello reagisce con sorprendente rapidità.
Una recente ricerca australiana mostra quanto la vista giochi un ruolo essenziale nella comprensione del tocco, un’esperienza che normalmente consideriamo “tattile”. Non serve sentire fisicamente una pressione o una carezza: basta guardare una scena per attivare un complesso insieme di processi cerebrali dedicati alla lettura del gesto. I ricercatori hanno registrato l’attività cerebrale di persone che guardavano video in cui comparivano mani coinvolte in diverse forme di contatto, come sfioramenti, pressioni o interazioni con oggetti. Attraverso l’EEG (elettroencefalogramma) e tecniche di decodifica multivariata, hanno scoperto che il cervello inizia a riconoscere elementi fondamentali della scena in tempi estremamente brevi. Le prime informazioni che emergono riguardano gli indizi corporei, come l’orientamento della mano o la prospettiva di osservazione, e compaiono dopo appena 60 millisecondi. Poco dopo, tra 110 e 160 millisecondi, la mente inizia a distinguere dettagli sensoriali più complessi, come il tipo di tocco o l’oggetto coinvolto. In questa stessa finestra temporale, il cervello coglie anche la valenza emotiva della scena, cioè se il contatto appare positivo o negativo. Solo qualche decina di millisecondi più tardi emergono informazioni più intense dal punto di vista emotivo, come la percezione di minaccia, dolore o forte attivazione emozionale, che vengono identificate in modo chiaro attorno ai 260 millisecondi. Questi risultati mostrano che la nostra capacità di interpretare il tocco attraverso lo sguardo non dipende da ragionamenti lenti e consapevoli. Al contrario, si tratta di un processo automatico e immediato, governato da vie visive che estraggono rapidamente sia gli aspetti fisici sia quelli emotivi della scena. Le analisi confermano questa complessità: mentre gli indizi corporei si distribuiscono su un ampio ventaglio di frequenze cerebrali, le caratteristiche sensoriali ed emotive sono associate soprattutto alle bande più lente, come delta, theta e alfa, le stesse che spesso supportano la percezione e l’elaborazione affettiva. Lo studio rivela che, anche quando non sentiamo il tocco sulla nostra pelle, una parte di noi “lo avverte”. Il cervello, in meno di un battito di ciglia, ricostruisce ciò che accade agli altri e ne comprende non solo la dinamica fisica, ma anche il significato emotivo. È un meccanismo che ci permette di reagire rapidamente alle intenzioni e agli stati d’animo altrui, e che probabilmente ha avuto un ruolo cruciale nell’evoluzione delle nostre capacità sociali.