Orche che cacciano squali bianchi
28 dicembre 2025
Quando pensiamo all’oceano, spesso immaginiamo i suoi predatori più affascinanti, come i grandi squali bianchi oppure le orche. Le orche, in particolare, sono note per la loro intelligenza e per le raffinate strategie di caccia e ora gli scienziati hanno documentato che alcune orche hanno sviluppato un metodo molto efficace per attaccare e uccidere addirittura proprio gli squali più temibili.
Lo studio descrive che un gruppo di orche nel Golfo di California ha escogitato e messo in pratica una tecnica di caccia precisa e micidiale: queste orche riescono a capovolgere uno squalo bianco facendolo venire a galla, poi lo immobilizzano in uno stato letale chiamato “immobilità tonica”. L'immobilità tonica è uno stato di paralisi fisica temporanea, talvolta chiamato tanatosi, che rappresenta una risposta difensiva in molti animali. Si manifesta come un irrigidimento del corpo che simula la morte e che viene messo in atto quando la fuga o la lotta non sono possibili. Si tratta di un comportamento che può essere attivato dall’attacco di un predatore o da una minaccia intensa. Questo significa che lo squalo viene messo “a testa in giù”, si immobilizza e perde la capacità di reagire. A quel punto, le orche prendono una parte molto preziosa dello squalo: il fegato, che è ricco di energia e sostanze nutritive. Questo comportamento è particolarmente sorprendente perché non è solo un episodio isolato: gli scienziati ne hanno osservati più di uno, il che suggerisce che questa tecnica potrebbe essere diffusa tra le orche. Inoltre, le orche sono animali molto sociali: imparano tra loro, tramandano i comportamenti e cooperano nella caccia. Lo studio suggerisce che queste orche potrebbero avere sviluppato una “strategia” comune che si tramanda da una generazione alla successiva.
Perché tutto questo accade? Ci sono diversi fattori che possono spiegare questa dinamica di caccia. In primo luogo, gli squali bianchi giovani, meno esperti, possono essere più vulnerabili e rappresentano così una “preda” più facile per le orche. Un altro motivo è che, in alcune zone, la presenza degli squali sta cambiando: per esempio, fenomeni climatici come El Niño provocano variazioni nella temperatura dell’oceano e spostano gli habitat degli squali verso aree dove vivono le orche. Quali sono le implicazioni? Questo comportamento mostra ancora una volta quanto siano intelligenti e adattabili le orche. Per gli squali, però, la situazione può essere più difficile: se le orche imparano queste tecniche e le diffondono tra i membri del gruppo, ciò potrebbe avere un impatto sulla popolazione degli squali bianchi. Come ha detto uno dei ricercatori che hanno realizzato lo studio: “Quello che è buono per le orche non è buono per gli squali”. Cosa possiamo imparare da questa incredibile scoperta? Innanzitutto che in natura tutto è collegato: nell’equilibrio tra predatori e prede, le condizioni ambientali possono portare importanti cambiamenti. Secondo, anche gli animali che pensiamo “super predatori” possono essere messi in difficoltà da altri che si adattano meglio alle circostanze. Terzo, il mondo marino è pieno di sorprese: non è solo una questione di forza fisica, di velocità e di denti affilati, ma anche di strategia, apprendimento e cooperazione. La scoperta che le orche stanno sviluppando tecniche speciali per cacciare gli squali bianchi ci invita a riflettere su quanto la natura sia dinamica e complessa. Dietro ogni scena “spettacolare” come le grandi orche che cacciano gli squali bianchi, ci sono storie di evoluzione, adattamento, ambiente e interazione.