Perché il canto di alcuni uccelli ci piace di più?
9 settembre 2026
Chi ha mai fatto una passeggiata nel bosco al mattino presto conosce quella sensazione: il canto degli uccelli che riempie l'aria e mette allegria, quasi come una piccola colonna sonora della natura. Ma perché alcuni canti ci sembrano più belli e rilassanti di altri? Un gruppo di ricercatori dell'Università di Tubinga, in Germania, ha provato a rispondere a questa domanda in modo scientifico, pubblicando i risultati sulla rivista Frontiers in Bird Science.
I ricercatori hanno coinvolto 84 volontari adulti (di età compresa tra i 19 e gli 81 anni), che sono stati invitati in un laboratorio silenzioso. Ogni partecipante indossava delle cuffie e ascoltava, uno alla volta e in ordine casuale, brevi registrazioni audio di 15 secondi tratte dai versi di 123 specie di uccelli europei, senza sapere quale specie stesse ascoltando. Dopo ogni ascolto, doveva assegnare un voto da 1 (poco piacevole) a 5 (molto piacevole) a quel suono. Non è stato un compito semplice: gli scienziati hanno registrato con precisione tutte le caratteristiche "tecniche" di ogni suono, usando un software professionale chiamato Raven Pro, che permette di analizzare uno spettrogramma, cioè un grafico che mostra come cambiano nel tempo la frequenza (l'altezza del suono, cioè se è più acuto o più grave) e l'ampiezza (che corrisponde a quanto il suono viene percepito come forte o debole). Alla fine dell'esperimento, il verso più apprezzato in assoluto è stato quello del merlo comune (Turdus merula), un uccello dal canto melodioso e vario, che tutti possiamo ascoltare facilmente anche nei giardini delle città. Il verso meno gradito, invece, è stato quello del barbagianni (Tyto alba), un rapace notturno noto per il suo verso stridulo e acuto, molto diverso da un canto melodico. Analizzando tutti i dati raccolti, i ricercatori hanno individuato alcune caratteristiche precise che rendono un suono più piacevole alle nostre orecchie: i suoni piaciuti di più avevano frequenze medio-basse più alte (cioè non erano né troppo gravi né eccessivamente acuti), un volume moderato (né troppo debole né troppo forte) e una gamma di frequenze piuttosto ristretta, cioè non troppo variabile all'interno dello stesso suono; al contrario, i suoni con frequenze comprese tra i 2.400 e i 5.500 Hertz (una fascia a cui il nostro orecchio è particolarmente sensibile) venivano percepiti come più fastidiosi, probabilmente perché li sentiamo come più "invadenti" e rumorosi. Infine, un elemento sorprendente: i canti più complessi, cioè quelli formati da più tipi diversi di note e suoni all'interno della stessa registrazione, ottenevano voti di gradimento più alti rispetto ai canti monotoni e ripetitivi. Un altro aspetto interessante della ricerca riguarda le persone stesse, non solo i suoni. Ai partecipanti è stato chiesto anche quanto amassero gli uccelli in generale (per esempio se li trovavano belli da vedere o se il loro canto li facesse sentire meglio) e quanto fossero esperti nel riconoscerli a vista o all'ascolto. Il risultato è stato chiaro: le persone che dichiaravano di amare di più gli uccelli tendevano a valutare i canti come più piacevoli, indipendentemente dalle loro conoscenze tecniche. Al contrario, essere un esperto "birdwatcher", cioè saper riconoscere molte specie di uccelli, non influenzava affatto il giudizio sulla piacevolezza del suono. Questo suggerisce che apprezzare il canto degli uccelli non dipende tanto da quanto ne sappiamo, ma piuttosto da quanto, in generale, ci sentiamo legati emotivamente alla natura e agli animali. Non sono invece emerse differenze significative legate all'età o al genere dei partecipanti nel giudicare i suoni come più o meno piacevoli. Questo studio non è solo una curiosità: gli autori sottolineano che capire quali caratteristiche acustiche rendono un ambiente naturale più rilassante potrebbe aiutare a progettare meglio parchi e spazi verdi nelle città, magari favorendo la presenza di specie di uccelli il cui canto risulti particolarmente piacevole e rilassante per le persone che li frequentano. C'è anche un altro aspetto interessante: quando si pensa a quali animali proteggere con più attenzione, spesso si scelgono le cosiddette "specie bandiera", cioè animali che colpiscono per il loro aspetto (pensiamo ai panda o alle tigri). Secondo i ricercatori, anche il suono di un animale potrebbe diventare un criterio importante per scegliere quali specie raccontare e valorizzare nelle campagne per la tutela della natura, non solo il loro aspetto fisico. La prossima volta che sentirete il canto di un uccello durante una passeggiata, potreste provare a chiedervi: è un suono acuto o grave? È semplice o pieno di note diverse? Secondo questa ricerca, la risposta a queste domande potrebbe spiegare, almeno in parte, perché quel canto in particolare vi mette di buon umore.