Vicini alla Luna: la missione Artemis III, con Luca Parmitano
4 luglio 2026
C'è una fotografia che il 9 giugno 2026 ha fatto il giro del mondo: quattro astronauti in tuta, in posa ufficiale davanti all'obiettivo della NASA. Da sinistra: Andre Douglas, Luca Parmitano, Randy Bresnik, Frank Rubio. Sono loro l'equipaggio di Artemis III, la missione spaziale che nel 2027 compirà uno dei passi più importanti nella storia dell'esplorazione umana dello spazio. L'ultima volta che un essere umano ha messo piede sulla Luna era il dicembre 1972. Era la missione Apollo 17, e l'astronauta Gene Cernan fu l'ultimo uomo a lasciare le sue impronte sul suolo lunare. Da allora, per più di cinquant'anni, la Luna è rimasta a guardare la Terra da lontano, senza visitatori.
Poi è arrivato il programma Artemis della NASA, il nome scelto non è casuale: nella mitologia greca, Artemide è la sorella gemella di Apollo, la dea della Luna. Il programma ha l'obiettivo di riportare gli esseri umani sul satellite della Terra, stavolta per restarci: costruire basi permanenti, condurre esperimenti scientifici, e prepararsi alle missioni ancora più ambiziose verso Marte. Le prime missioni del programma hanno già scritto la storia. Artemis I, nel 2022, ha fatto volare la capsula Orion intorno alla Luna senza equipaggio. Artemis II, completata nell'aprile 2026, ha portato per la prima volta dopo decenni degli astronauti attorno alla Luna, senza atterrare, ma avvicinandosi fino a poche decine di chilometri dalla superficie. E ora, nel 2027, tocca ad Artemis III: la missione che preparerà il terreno per Artemis IV, il primo sbarco umano sul Polo Sud lunare previsto per il 2028. Artemis III non atterrerà sulla Luna: si tratta di una missione di prova in orbita terrestre, ma le sfide tecniche che dovrà affrontare sono colossali. Il razzo SLS (il Space Launch System, il più potente mai costruito) lancerà la capsula Orion con il suo equipaggio di quattro astronauti dal Kennedy Space Center in Florida. Una volta in orbita, i quattro dovranno fare qualcosa che non è mai stato fatto prima: agganciare la loro capsula a prototipi di lander lunari, le navicelle che porteranno gli astronauti sulla superficie della Luna. Non uno, ma due lander diversi: uno sviluppato dall'azienda Blue Origin e uno della SpaceX, il celebre Starship. L'equipaggio dovrà agganciarsi ai veicoli, testare i sistemi, verificare i software, entrare a bordo, e poi sganciarsi e tornare. Una coreografia nello spazio di una complessità senza precedenti. La missione durerà circa due settimane, al termine delle quali Orion ammarerà nell'Oceano Pacifico dove la Marina militare statunitense recupererà l'equipaggio.
Luca Parmitano è nato a Paternò, in provincia di Catania, in Sicilia, nel 1976. Cresciuto con il sogno dello spazio, ha percorso un cammino lungo e rigoroso per arrivarci. Si è laureato in scienze politiche all'Università Federico II di Napoli, una scelta insolita per un futuro astronauta e poi ha ottenuto un master in ingegneria dei voli sperimentali all'Institut Supérieur de l'Aéronautique et de l'Espace di Tolosa, in Francia, una delle scuole di aeronautica più prestigiose al mondo. Nel frattempo, ha percorso la carriera militare nell'Aeronautica Militare Italiana, diventando pilota collaudatore nel 2007. È diventato colonnello nel 2019. Ha volato su oltre 40 tipi diversi di aeromobili, accumulando più di 2.000 ore di volo. La ESA, l'Agenzia Spaziale Europea, lo ha selezionato come astronauta nel 2009, e da quel momento la sua carriera è diventata leggendaria. In Artemis III, Parmitano ricoprirà il ruolo di pilota: non un passeggero, non uno specialista di missione, il pilota, cioè la persona che insieme al comandante ha in mano la guida della navicella. La prima missione di Parmitano, nel 2013, si chiamava Volare, un omaggio alla celebre canzone di Domenico Modugno. Parmitano raggiunse la Stazione Spaziale Internazionale a bordo di una Soyuz russa lanciata da Baikonur, in Kazakhstan. Durante quella missione, una delle passeggiate spaziali sfiorò la tragedia: il casco di Parmitano cominciò a riempirsi d'acqua a causa di un guasto al sistema di ventilazione. In pochi minuti si ritrovò con quasi due litri d'acqua attorno alla testa, incapace di vedere bene e di sentire i suoni, con il rischio concreto di annegare nello spazio aperto. Con sangue freddo assoluto, guidato dalla voce del controllo missione, riuscì a rientrare nella stazione sano e salvo. Quell'episodio è ancora oggi studiato nei programmi di addestramento spaziale come esempio di gestione dell'emergenza.
La seconda missione, nel 2019-2020, si chiamava Beyond. Parmitano tornò sulla ISS a bordo di Soyuz MS-13 e rimase in orbita per circa sei mesi. Durante quella permanenza raggiunse un traguardo storico: divenne comandante dell'Expedition 61, la prima volta che un italiano assumeva il comando della Stazione Spaziale Internazionale. Solo il terzo europeo in assoluto nella storia a farlo. Durante Beyond condusse anche esperimenti di fisica, biologia e medicina, e completò la celebre maratona di Londra dallo spazio: mentre gli atleti correvano per le strade di Londra, lui completò i 42 chilometri sulla cyclette della ISS, in orbita a 400 chilometri di quota. La notizia dell'assegnazione di Parmitano ad Artemis III ha un significato che va ben oltre il singolo astronauta. È la prima volta nella storia che un astronauta ESA viene assegnato a una missione Artemis. Josef Aschbacher, direttore generale dell'ESA, ha commentato: l'assegnazione di Parmitano come pilota riconosce la profondità dell'esperienza europea nel volo spaziale umano. E non è solo una questione di astronauti: il Modulo di Servizio Europeo, costruito dall'ESA e dall'industria spaziale europea, in gran parte italiana, grazie a Thales Alenia Space, è il cuore propulsivo della capsula Orion. Senza il contributo europeo, Artemis non volerebbe. Gli altri membri dell’equipaggio sono Randy Bresnik, californiano, sarà il comandante della missione. Ha volato sulla navicella Atlantis nel 2009 e poi sulla Soyuz nel 2017. Colonnello ritirato dei Marines, ha volato su 95 tipi di aerei accumulando oltre 7.000 ore di volo. Frank Rubio, medico e aviatore dell'esercito americano, sarà specialista di missione. Il suo nome è entrato nei libri di storia nel 2023, quando ha trascorso 371 giorni consecutivi sulla ISS, il record assoluto per un astronauta americano in un singolo volo. Andre Douglas sarà alla sua prima missione spaziale. Ingegnere con quattro lauree magistrali e un dottorato in ingegneria dei sistemi, ha progettato veicoli autonomi per la difesa e l'esplorazione spaziale.
Fonte: NASA, comunicato stampa del 9 giugno 2026 – nasa.gov