Maggio in fiamme. In attesa del Super El Niño?
27 maggio 2026
Fine maggio, è ancora primavera. Solo che le temperature sono da Ferragosto. Cielo bianco, asfalto che brucia, aria immobile e rovente. Non è un film di fantascienza ambientato nel futuro: è quello che è successo davvero in questi giorni in gran parte d'Europa, Italia compresa. Tra il 25 e il 28 maggio 2026, un'ondata di caldo straordinaria ha investito il continente europeo, superando decine di record di temperatura che resistevano da decenni, in alcuni casi da oltre un secolo.
Non si tratta di una semplice bella giornata anticipata: i meteorologi parlano apertamente di un evento eccezionale, anomalo e storicamente rilevante. E c'è anche un'altra notizia, forse ancora più preoccupante, che riguarda il nostro prossimo futuro: sugli oceani si sta preparando qualcosa di grosso, un fenomeno chiamato Super El Niño, che potrebbe rendere l'estate 2026 una delle più torride mai registrate. Per capire perché fa così caldo, dobbiamo parlare di un protagonista meteorologico da nome noto: l'anticiclone. Un anticiclone è una zona dell'atmosfera in cui la pressione dell'aria è alta. L'aria, in queste zone, tende a scendere dall'alto verso il basso, comprimendosi e riscaldandosi. Il risultato? Cielo sereno, niente piogge e, spesso, temperature molto alte. L'anticiclone che ha invaso l'Europa in questi giorni non è quello normale delle nostre estati: si tratta di un anticiclone subtropicale di matrice nordafricana, ovvero una bolla di alta pressione nata tra il Sahara, il Nord Africa e l'Oceano Atlantico che si è alzata verso nord, raggiungendo le latitudini europee. Questo sistema ha favorito un'ondata di caldo intenso anomala per il mese di maggio. Le temperature registrate in questi giorni non sarebbero straordinarie a luglio o agosto. Ma a maggio, quando di solito fa ancora fresco e si alternano giornate di sole e di pioggia, sono assolutamente fuori dal normale. È come se qualcuno avesse saltato due mesi di calendario d'un tratto. I dati parlano chiaro, e sono impressionanti. In Spagna, alcune zone hanno toccato i 42 °C, con Siviglia che ha superato i 38 gradi già nel weekend precedente. In Francia, le temperature hanno stabilito nuovi record storici per il mese di maggio. In Italia, la situazione non è molto diversa. Al Nord, specialmente sulla Pianura Padana, i termometri hanno raggiunto 36-37 °C. A Moncalieri, in provincia di Torino, l'osservatorio meteorologico del Collegio Carlo Alberto, attivo dal 1865, ha registrato il 26 maggio un record assoluto di temperatura massima per il mese: +37,6 °C, superando il precedente primato di +36,5 °C fissato nel 2009. Una serie storica lunga 160 anni, polverizzata in una sola giornata. Le città italiane più colpite hanno ricevuto il cosiddetto bollino rosso dalle autorità sanitarie: Bologna, Firenze, Roma e Torino. Il bollino rosso è il livello di allerta massimo per il caldo, e significa che le condizioni sono pericolose anche per le persone sane e non soltanto per le categorie fragili come anziani, bambini piccoli o malati. Nel Regno Unito, storicamente poco abituato a temperature elevate, l'agenzia meteorologica ha emesso allerte gialle in molte contee. In tutto il continente, più di 100 stazioni meteorologiche hanno superato il proprio record di temperatura massima per maggio. Un dato senza precedenti nella storia moderna delle misurazioni europee.
Perché fa così caldo? La "cupola di calore" è un fenomeno meteorologico che ricorda un coperchio sopra a una pentola piena di acqua calda. L'aria nella pentola è caldissima perché viene intrappolata dal coperchio. Qualcosa di simile sta succedendo sopra l'Europa: i meteorologi parlano di una vera e propria "cupola di aria calda", una struttura atmosferica in cui l'anticiclone blocca la circolazione dell'aria, impedisce l'ingresso di aria fresca da nord e costringe le masse d'aria a restare ferme per giorni. Sotto questa cupola, il sole scalda ininterrottamente senza che nulla raffreddi il territorio. Le anomalie termiche, cioè quanto le temperature si discostano dalla media storica, sono state in questi giorni di 8-10 °C sopra il normale, con punte di 12-14 °C in alcune zone di Francia e Inghilterra: dove di solito a fine maggio ci sono 22 gradi, i termometri hanno toccato 34-36 gradi!
Fin qui abbiamo parlato di un'ondata di caldo locale, legata a un sistema atmosferico specifico. Ma c'è un altro fenomeno in corso, molto più vasto, che riguarda gli oceani del pianeta. Si chiama El Niño, ed è uno dei fenomeni climatici più potenti e studiati della Terra. Per capire cos'è El Niño, dobbiamo fare un piccolo viaggio nell'Oceano Pacifico. Normalmente, tra l'Asia, l'Australia e il Sud America, soffiano venti costanti chiamati alisei, che spingono le acque calde superficiali del Pacifico verso ovest. Questo meccanismo mantiene l'oceano in equilibrio: l'acqua fredda dal profondo risale vicino alle coste del Sud America (un processo chiamato upwelling), e il clima globale resta stabile. Ogni tanto, però, questo equilibrio si rompe. I venti alisei si indeboliscono o cambiano direzione, e le acque calde smettono di essere spinte verso ovest. Il risultato è che enormi quantità di acqua calda si accumulano nella zona centrale e orientale del Pacifico equatoriale, alzando la temperatura della superficie del mare ben oltre la norma. Questo è El Niño. Il nome che in spagnolo significa "il bambino" o anche "il Bambino Gesù", fu dato dai pescatori peruviani secoli fa, perché il fenomeno tendeva a presentarsi proprio intorno al periodo natalizio, portando con sé piogge anomale. Non tutti gli episodi di El Niño sono uguali. Ce ne sono di deboli, moderati e forti. Si parla di Super El Niño quando le temperature del Pacifico equatoriale superano di almeno 2 °C i valori di riferimento per un periodo di almeno tre mesi consecutivi. È la versione più intensa e potenzialmente più devastante del fenomeno. Gli ultimi dati del ECMWF (Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine), con sede in Inghilterra e considerato il punto di riferimento mondiale per le previsioni climatiche, mostrano che le temperature del Pacifico equatoriale stanno salendo in modo sempre più marcato. Secondo gli esperti, la probabilità che si sviluppi un Super El Niño nei prossimi mesi è altissima: alcune stime parlano di probabilità superiori al 75% di un evento di questa intensità entro l'autunno 2026. La NOAA (l'agenzia oceanica e atmosferica degli Stati Uniti) indica una probabilità di almeno il 60% che El Niño si presenti nei prossimi mesi, con una possibilità su tre che l'episodio risulti "forte" tra ottobre e dicembre.
El Niño non è un fenomeno locale: è un perturbatore globale. Quando si attiva, le sue conseguenze si sentono in tutto il mondo, anche se in modo diverso a seconda della latitudine. Nelle Americhe, porta siccità sull'Amazzonia e piogge torrenziali in Ecuador e Perù. In Australia, aumenta il rischio di siccità devastanti e grandi incendi boschivi. Nelle zone tropicali, sconvolge il monsone asiatico. E le temperature globali medie tendono a salire, perché immette nell'atmosfera enormi quantità di calore accumulato nell'oceano. Per l'Italia e l'Europa, gli effetti diretti sono un po' più attenuati rispetto ad altre parti del mondo, tuttavia, El Niño interagisce con l'anticiclone africano e con l'anticiclone delle Azzorre, i due grandi "rubinetti" del caldo estivo europeo, amplificandone l'intensità e la persistenza. Un evento di questo tipo aumenta le temperature globali e il rischio di fenomeni meteorologici intensi. Le previsioni stagionali dell'ECMWF indicano che l'estate 2026 sarà quasi certamente più calda della media, con anomalie termiche tra +1 °C e +2 °C rispetto alle medie storiche in diverse zone europee. Per l'Italia questo si tradurrebbe in ondate di calore più frequenti e temperature costantemente superiori alla norma: luglio e agosto potrebbero portare picchi con fino a 2 gradi in più rispetto alla media già molto calda degli ultimi anni. Va detto, però, che gli esperti mantengono una certa cautela. El Niño durante l'estate 2026 sarà probabilmente ancora nella fase iniziale del suo sviluppo: gli effetti più dirompenti si sentiranno soprattutto in autunno e inverno. I ricercatori della Columbia University ricordano anche che ci vuole tempo per ricaricare la batteria di calore nel Pacifico, e che è un po' sorprendente avere un nuovo El Niño così presto dopo quello del 2023-2024. Il che suggerisce che il riscaldamento globale causato dalle attività umane potrebbe stare accorciando i cicli naturali di questo fenomeno.
Caldo anomalo a maggio, Super El Niño in arrivo, temperature record sulle serie storiche più lunghe: tutto questo è coincidenza, o c'è un filo che lega questi eventi? Per i climatologi, la risposta è chiara. Il cambiamento climatico non "causa" direttamente ogni singola ondata di caldo. Ma crea le condizioni perché questi eventi siano più frequenti, più intensi e più duraturi. Quando arriva un episodio estremo, come un anticiclone subtropicale fuori stagione, parte già da una temperatura più alta, e quindi raggiunge valori che in passato sarebbero stati impossibili. Probabilmente, l'ondata di calore di fine maggio 2026 non sarebbe stata altrettanto estrema in un mondo che non fosse già più caldo di circa 1,3 °C rispetto all'era preindustriale. Ed El Niño si sovrappone a questo riscaldamento di fondo, spingendo il sistema in territori sempre meno familiari. Questa ondata di caldo di fine maggio 2026 passerà, come tutte le ondate di caldo passano. Le temperature si abbasseranno, arriveranno i temporali, l'estate scorrerà. Ma i numeri resteranno lì, nelle serie storiche, a raccontare che qualcosa è cambiato.