Un giorno potremo davvero parlare con gli animali?
18 agosto 2026
Nel film d'animazione Up, un cane di nome Dug indossa un collare speciale: uno strumento elettronico che trasforma i suoi pensieri in parole umane. Appena il piccolo Russell gli dice "parla", il collare traduce e Dug risponde con un "Ciao!", salvo poi distrarsi a metà frase gridando "SCOIATTOLO!" alla vista di uno scoiattolo. È solo fantasia, certo. Ma quanto siamo lontani, davvero, da un traduttore del genere considerando i progressi dell’intelligenza artificiale?
Nel film d'animazione Up, un cane di nome Dug indossa un collare speciale: uno strumento elettronico che trasforma i suoi pensieri in parole umane. Appena il piccolo Russell gli dice "parla", il collare traduce e Dug risponde con un "Ciao!", salvo poi distrarsi a metà frase gridando "SCOIATTOLO!" alla vista di uno scoiattolo. È solo fantasia, certo. Ma quanto siamo lontani, davvero, da un traduttore del genere considerando i progressi dell’intelligenza artificiale? Chiunque abbia un animale domestico si è chiesto almeno una volta cosa passi per la testa al proprio cane o gatto. Gli scienziati, oggi, non sanno ancora rispondere con certezza. Ma secondo un gruppo di ricerca della Rockefeller University di New York, un vero traduttore umano-animale potrebbe essere "una cosa realizzabile, un giorno". Il motivo? Nell'ultimo periodo si stanno facendo enormi progressi in tre campi che, messi insieme, potrebbero renderlo possibile: la potenza di calcolo dei computer, l'intelligenza artificiale e strumenti sempre più sofisticati per analizzare i suoni. Alcuni animali, in realtà, sanno già "parlare" nella nostra lingua: i pappagalli, per esempio, possono imparare a ripetere parole umane. Ma questa capacità è rarissima in natura. Pensare un messaggio e riuscire a produrre suoni complessi per comunicarlo richiede capacità mentali speciali e un controllo molto fine dei muscoli della voce. Non tutti gli animali intelligenti riescono a essere anche bravi "parlatori". Prendiamo le scimmie antropomorfe, bonobo, gorilla e scimpanzé: sono animali estremamente intelligenti, ma non riescono a produrre suoni complessi. Hanno, insomma, solo una delle due abilità necessarie. Alcuni animali, però, sembrano promettenti candidati per una vera conversazione. Oltre ai pappagalli, anche i delfini e le balene potrebbero un giorno "parlarci". Nel 2023 un gruppo di scienziati ha addirittura scambiato un breve "dialogo" con una megattera in Alaska: hanno riprodotto un saluto registrato in precedenza, una serie di suoni tradotti come "ciao", e la balena ha risposto, dando così il via a un piccolo scambio tra specie diverse. Un altro gruppo di ricerca ha scoperto che il linguaggio delle balene condivide alcune proprietà statistiche con le lingue umane, cioè segue schemi e regole nella disposizione dei suoni che ricordano da vicino quelli delle nostre parole e frasi. Nel frattempo, molti messaggi degli animali sono già chiarissimi anche senza bisogno di alcun traduttore high-tech perché gli animali sono estremamente espressivi. Il miagolio disperato di un gatto davanti alla ciotola vuota, per esempio, non ha certo bisogno di essere tradotto per essere capito. E la comunicazione animale non passa solo per suoni e voce. Danze, posture, colori e persino oggetti possono trasmettere messaggi precisi. Basti pensare a un cane che prende il guinzaglio in bocca e si siede vicino alla porta di casa: non serve certo un dizionario per capire cosa sta chiedendo. In attesa di un vero e proprio gadget da fantascienza, forse vale la pena imparare a osservare meglio i mille modi, spesso sorprendenti, con cui gli animali già oggi comunicano con noi ogni giorno.