Dal piatto alla pinza
13 marzo 2026
La prossima volta che mangerai un gamberetto non gettare i gusci, possono diventare un robot biologico. Negli ultimi anni la robotica ha fatto un passo sorprendente in una direzione molto particolare: usare parti di animali morti per costruire robot.
Questa nuova frontiera si chiama necrobotica, e uno degli esempi più recenti coinvolge gli scampi e i loro gusci di crostaceo. Un gruppo di ingegneri del CREATE Lab dell’École Polytechnique Fédérale di Losanna (EPFL) in Svizzera ha trasformato gli esoscheletri di code di scampo, piccoli crostacei simili all’aragosta, in robot bio-ibridi capaci di muoversi e afferrare oggetti. L’idea può sembrare macabra, ma in realtà è molto interessante dal punto di vista ambientale e tecnologico. Gli esoscheletri di scampi sono costituiti principalmente da chitina, un materiale molto resistente e flessibile, già ottimizzato dall’evoluzione per resistere agli stress meccanici e permettere movimenti complessi nei crostacei. Queste proprietà li rendono adatti a svolgere funzioni in robot senza dover usare metalli o plastiche difficili da riciclare. Nel laboratorio svizzero, i gusci sono stati prima puliti e poi integrati con componenti elastiche e parti sintetiche che funzionano come tendini. Collegando il tutto a una base motorizzata, gli ingegneri sono riusciti a creare articolazioni che si contraggono e si rilassano, proprio come i muscoli di un organismo vivente. Con questo sistema hanno realizzato una pinza robotica capace di sollevare oggetti fino a circa mezzo chilo, mostrando una delicatezza sorprendente nel maneggiare oggetti fragili, come un pomodoro maturo, senza schiacciarli. In un altro esperimento, gli stessi materiali sono stati trasformati in un robot acquatico dotato di “pinne” permettendo alla macchina di muoversi nell’acqua con un ritmo regolare. Questo esempio dimostra che i componenti biologici non servono solo per funzioni statiche o di presa, ma possono essere adattati anche a movimenti complessi in ambienti diversi. La necrobotica non è completamente nuova: nel 2022 un team dell’Università Rice negli Stati Uniti aveva utilizzato i corpi di ragni morti, sfruttando la loro particolare fisiologia basata sulla pressione idraulica per estendere e ritirare le zampe, trasformandoli in piccoli “gripper” robotici funzionali. Questa linea di ricerca ha due aspetti particolarmente interessanti. Il primo è la sostenibilità: materiali come gli esoscheletri di crostacei sarebbero biodegradabili e facilmente reperibili, riducendo la dipendenza da risorse limitate e dall’uso di plastica. Il secondo è l’efficacia naturale: molte strutture biologiche, sviluppate dall’evoluzione in milioni di anni, offrono soluzioni già ottimizzate per forza, flessibilità e leggerezza che gli ingegneri faticano a replicare con materiali artificiali. Naturalmente la necrobotica solleva anche domande etiche e pratiche su cosa sia “vivo” o “robotico” e su come dovremmo usare parti di animali nei progetti tecnologici. Per ora, però, questi esperimenti dimostrano che le frontiere della robotica possono includere soluzioni ibride che mescolano natura e ingegneria in modi sorprendenti e potenzialmente utili.